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Lezione 14 di 16

Fondamenti degli investimenti: rischio, rendimento e strumenti

Investire vuol dire far lavorare i risparmi accettando un rischio, e capire quale rischio si sta prendendo è il primo passo. In questa lezione vediamo la differenza tra investire e speculare, il legame tra rischio, rendimento e tempo, perché la diversificazione funziona, come sono fatti azioni, obbligazioni, fondi ed ETF, perché le criptovalute sono speculazione, quanto pesano i costi e come leggere il KID di uno strumento.

di Valentino RoccoPubblicato il 12 min di lettura

In questa pagina
  1. Risparmio, investimento e speculazione
  2. Rischio, rendimento e orizzonte temporale
  3. Liquidità, volatilità e perdita del capitale
  4. Diversificazione e correlazione
  5. Azioni, obbligazioni e titoli di Stato
  6. Fondi comuni, ETF e fondi indicizzati
  7. Depositi, strumenti monetari e prodotti strutturati
  8. Criptovalute: perché sono speculazione
  9. Costi, commissioni e impatto sul rendimento
  10. Mercato primario e secondario, intermediari e vigilanza
  11. Come leggere il KID e le informazioni di uno strumento
  12. In sintesi

Nella lezione sul risparmio abbiamo visto che i soldi fermi perdono potere d’acquisto e che, per gli obiettivi lontani, risparmiare non basta. Il passo successivo è investire: far lavorare una parte dei risparmi per farli crescere più dell’inflazione. Ma ogni investimento comporta un rischio, e il primo errore di chi inizia è non sapere quale sta prendendo.

In questa lezione costruiamo le basi: cosa vuol dire investire, come si legano rischio, rendimento e tempo, perché la diversificazione funziona, quali sono gli strumenti principali, quanto pesano i costi e come si legge la scheda di un prodotto. Non c’è nessun consiglio su cosa comprare: c’è il modo per capire cosa si compra.

Risparmio, investimento e speculazione

Sono tre cose diverse, che spesso si confondono:

  • risparmiare vuol dire mettere da parte soldi al sicuro, pronti per l’uso, come il fondo di emergenza;
  • investire vuol dire comprare qualcosa che produce valore nel tempo, come una quota di aziende che fanno utili o un prestito che paga interessi, e tenerlo per anni;
  • speculare vuol dire puntare sul movimento del prezzo nel breve periodo, spesso su strumenti che non producono nulla o con la leva, cioè con soldi presi in prestito.

La differenza non è nello strumento, ma nel comportamento: comprare un ETF azionario per vent’anni è investire; comprare e vendere lo stesso ETF ogni giorno inseguendo le notizie è speculare. Gli studi sui risparmiatori sono concordi: la maggior parte di chi fa trading frequente, soprattutto con prodotti a leva, perde soldi.

Rischio, rendimento e orizzonte temporale

Il principio fondamentale è semplice: non esiste rendimento senza rischio. Chi offre di più lo fa perché chiede di accettare qualcosa in cambio: oscillazioni del valore, tempi lunghi, la possibilità di perdere.

La storia mostra fino a che punto. Secondo l’annuario UBS sui rendimenti degli investimenti, che raccoglie i dati dal 1900, un dollaro investito nel 1900 nelle azioni americane è diventato 124.854 dollari alla fine del 2025; nelle obbligazioni a lungo termine 284 dollari; nei titoli del Tesoro a breve 69 dollari. Nello stesso periodo i prezzi sono saliti di 38 volte. Le azioni dei Paesi sviluppati hanno reso in media l’8,5% l’anno.

Ma quella media nasconde anni terribili: tra il 2007 e il 2009 le borse mondiali hanno perso circa la metà del valore; nel 2020 hanno perso un terzo in poche settimane; nel 2022 sono scese insieme azioni e obbligazioni. Il rendimento delle azioni è il premio per sopportare queste cadute.

Qui entra in gioco l’orizzonte temporale: più tempo puoi aspettare, più è probabile che i periodi buoni compensino quelli cattivi. Su un anno un portafoglio azionario può perdere il 30%; su vent’anni le perdite sono state molto più rare, anche se non impossibili. Per questo i soldi che ti servono fra due anni non vanno in azioni, mentre quelli per la pensione sì, almeno in parte.

Liquidità, volatilità e perdita del capitale

Tre parole che descrivono rischi diversi:

  • la liquidità è la possibilità di vendere in fretta e a un prezzo giusto: un ETF su un grande indice si vende in pochi secondi, una casa in mesi, un certificato poco scambiato forse a sconto;
  • la volatilità misura quanto oscilla il prezzo: alta volatilità vuol dire salite e discese forti, non necessariamente perdite alla fine;
  • la perdita del capitale è il rischio di non riavere i soldi, per sempre: succede se fallisce l’azienda di cui hai le azioni o l’emittente dell’obbligazione, o se vendi dopo un crollo.

La volatilità diventa una perdita vera soprattutto quando sei costretto a vendere nel momento sbagliato. E le perdite pesano più di quanto sembri:

L’aritmetica delle perdite. Se un investimento perde il 30%, per tornare al punto di partenza deve guadagnare il 42,9%. Se perde il 50%, deve raddoppiare: +100%. Per questo evitare le perdite grandi conta più che inseguire i guadagni grandi.

Diversificazione e correlazione

Diversificare vuol dire non mettere tutti i soldi sullo stesso cavallo: dividerli tra molte aziende, settori, Paesi e tipi di strumenti. Se una parte va male, le altre compensano.

Funziona quando gli investimenti hanno una correlazione bassa, cioè non salgono e scendono tutti insieme. Le azioni di due banche italiane si muovono quasi allo stesso modo; le azioni di un’azienda tecnologica americana e un titolo di Stato tedesco molto meno.

La storia offre un esempio estremo. Nel 1900 le ferrovie valevano il 63% della borsa americana; oggi valgono meno dell’1%, secondo l’annuario UBS. Nessuno nel 1900 avrebbe immaginato che il settore più importante del mercato sarebbe quasi sparito. Chi aveva tutto nelle ferrovie è stato travolto; chi aveva tutto il mercato ha partecipato alla crescita dei settori nuovi.

Oggi un singolo ETF sull’azionario mondiale contiene oltre mille aziende di decine di Paesi. Attenzione però: anche un indice mondiale non è perfettamente equilibrato. Le aziende americane valgono circa il 62% della borsa mondiale, e poche grandi società tecnologiche pesano moltissimo.

Azioni, obbligazioni e titoli di Stato

Le due grandi famiglie di strumenti sono queste.

Le azioni sono quote di proprietà di un’azienda. Guadagni se l’azienda cresce, attraverso l’aumento del prezzo e i dividendi, cioè la parte degli utili distribuita agli azionisti. Se l’azienda va male, il valore scende; se fallisce, puoi perdere tutto. Nel lungo periodo sono lo strumento che ha reso di più, con le oscillazioni più forti.

Le obbligazioni sono prestiti: dai soldi a uno Stato o a un’azienda, che ti paga un interesse, la cedola, e ti restituisce il capitale alla scadenza. I rischi principali sono due:

  • il rischio di credito: che l’emittente non paghi. Lo indicano i giudizi delle agenzie di rating, e si riflette nel rendimento: chi è più rischioso paga di più;
  • il rischio di tasso: se i tassi di mercato salgono, il prezzo delle obbligazioni già emesse scende, tanto più quanto è lunga la scadenza.

Il rischio di tasso in pratica. Il 6 ottobre 2026 il BTP a 10 anni rendeva il 4,61% lordo, che con la tassazione agevolata del 12,5% sui titoli di Stato fa circa il 4,03% netto. Prendiamo un’obbligazione a 10 anni con una cedola del 4,6%, comprata a 100. Se i tassi di mercato salissero di un punto, al 5,6%, il suo prezzo scenderebbe a circa 92,50; se scendessero al 3,6%, salirebbe a circa 108,27. Se la tieni fino alla scadenza, però, ti vengono restituiti 100 e le cedole previste.

I titoli di Stato italiani più diffusi sono i BOT, a breve termine e senza cedola, e i BTP, a tasso fisso, oltre alle versioni pensate per i risparmiatori, come quelle legate all’inflazione. Per costruire una serie di scadenze vicine ai tuoi obiettivi c’è il metodo spiegato nella guida al bond laddering; per calcolare il rendimento netto di un titolo c’è il calcolatore di obbligazioni.

Fondi comuni, ETF e fondi indicizzati

Comprare da soli centinaia di azioni e obbligazioni è complicato e costoso. Per questo esistono i fondi: raccolgono i soldi di molti risparmiatori e li investono in un portafoglio diversificato. Il patrimonio del fondo è separato da quello della società che lo gestisce: se la società fallisce, i soldi dei risparmiatori restano loro.

  • I fondi comuni a gestione attiva sono gestiti da professionisti che scelgono quali titoli comprare per cercare di battere il mercato. Si comprano di solito in banca o in posta e costano di più.
  • I fondi indicizzati non cercano di battere il mercato: replicano un indice, come quello delle principali azioni mondiali, e per questo costano molto meno.
  • Gli ETF sono fondi, quasi sempre indicizzati, che si comprano e vendono in borsa come un’azione, durante gli orari di mercato.

La gran parte dei fondi attivi, nel lungo periodo, rende meno del proprio indice di riferimento, soprattutto per colpa dei costi. Per chi inizia, gli ETF su indici ampi sono di solito lo strumento più semplice ed economico. Sul sito trovi le guide per capirli: replica fisica o sintetica, accumulo o distribuzione e il costo effettivo di un ETF.

Depositi, strumenti monetari e prodotti strutturati

Tra la liquidità e gli investimenti ci sono strumenti intermedi:

  • i conti deposito, che abbiamo visto nella lezione su banche e conti, protetti fino a 100.000 €;
  • gli strumenti monetari, come i BOT e gli ETF monetari, che seguono i tassi a breve termine con oscillazioni molto piccole;
  • i prodotti strutturati, come i certificati, che combinano più strumenti in un risultato costruito a tavolino: per esempio un premio periodico finché un indice non scende sotto una barriera. Sono spesso complessi da capire e da valutare, e dipendono dalla solidità della banca che li emette, perché non sono fondi con un patrimonio separato.

Una regola vale per tutti: se non sai spiegare a un amico come guadagni e come perdi, non comprarlo.

Criptovalute: perché sono speculazione

Bitcoin e le altre criptovalute sono un’innovazione tecnologica interessante, ma come investimento hanno un problema di fondo: non producono nulla. Un’azione rappresenta utili, un’obbligazione paga cedole, una casa può essere affittata. Il prezzo di una criptovaluta dipende solo da quanto qualcun altro sarà disposto a pagarla domani.

Le conseguenze sono note:

  • oscillazioni estreme: il Bitcoin ha perso circa tre quarti del suo valore tra la fine del 2021 e la fine del 2022, prima di tornare a salire; per molte altre criptovalute la caduta è stata definitiva;
  • rischi delle piattaforme: fallimenti e furti informatici hanno fatto sparire i soldi di milioni di clienti, come nel caso del fallimento della piattaforma FTX nel 2022;
  • truffe: dei 1.848 siti abusivi oscurati dalla Consob dal luglio 2019 a metà ottobre 2026, 240 riguardavano le cripto-attività.

In Europa le piattaforme devono ora essere autorizzate secondo il regolamento MiCAR, e in Italia dal 2026 i guadagni sono tassati al 33%, senza franchigia, salvo il 26% per le monete elettroniche in euro. Se decidi comunque di comprarne, fallo con una piccola parte del patrimonio che saresti pronto a perdere per intero, e mai con soldi presi in prestito.

Costi, commissioni e impatto sul rendimento

I costi sono l’unica cosa dell’investimento che puoi controllare con certezza. Le voci principali:

  • i costi correnti annui del fondo, spesso indicati come TER: dallo 0,1-0,3% di molti ETF su indici ampi all’1,5-2% di molti fondi attivi venduti allo sportello;
  • le commissioni di acquisto e vendita, di ingresso e di uscita;
  • le eventuali commissioni di performance;
  • la differenza tra prezzo di acquisto e di vendita sul mercato, lo spread.

Lo stesso piano con due costi diversi. 300 € al mese per 30 anni, 108.000 € versati in tutto, con un rendimento lordo del 6% l’anno:

  • con costi dello 0,2% l’anno: circa 290.000 €;
  • con costi dell’1,8% l’anno: circa 216.000 €.

La differenza, 74.000 €, è più dei due terzi di tutto quello che hai versato. Puoi rifare il conto con lo strumento Simulatore di PAC, che ha un campo per i costi.

Mercato primario e secondario, intermediari e vigilanza

Gli strumenti finanziari si comprano in due mercati:

  • sul mercato primario quando vengono emessi: le aste dei titoli di Stato, i collocamenti come quelli dei BTP dedicati ai risparmiatori, le quotazioni in borsa di nuove aziende;
  • sul mercato secondario quando passano da un investitore all’altro: in Italia soprattutto i mercati di Borsa Italiana, come quello delle azioni, il MOT per le obbligazioni e quello per gli ETF.

Per comprare serve un intermediario autorizzato: una banca, una SIM o un broker online, che apre un conto titoli a tuo nome. I titoli che possiedi sono separati dal patrimonio dell’intermediario: se fallisce, restano tuoi, come spiega la guida su cosa succede se il broker fallisce.

Sul sistema vigilano diverse autorità: la Consob su trasparenza e correttezza dei mercati e degli intermediari, la Banca d’Italia sulla stabilità di banche e intermediari, l’IVASS sulle polizze, la COVIP sui fondi pensione. Prima di affidare soldi a qualcuno, controlla che sia nei loro elenchi, e per i consulenti finanziari nell’albo dell’OCF.

Come leggere il KID e le informazioni di uno strumento

Per molti prodotti di investimento, ETF compresi, prima dell’acquisto ti deve essere messo a disposizione il KID, il documento contenente le informazioni chiave: poche pagine con un formato uguale in tutta Europa, che permette di confrontare prodotti diversi. Cosa guardare:

  1. Cos’è il prodotto e quale obiettivo ha.
  2. L’indicatore sintetico di rischio, da 1 a 7: 1 è il rischio più basso, 7 il più alto. Un ETF azionario mondiale ha di solito 4 o 5.
  3. Gli scenari di performance: cosa potresti ottenere in un caso di stress, sfavorevole, moderato e favorevole. Sono stime, non promesse.
  4. I costi, in euro e come impatto sul rendimento annuo: è la parte più utile per confrontare.
  5. Il periodo di detenzione raccomandato: se pensi di tenere i soldi meno di così, il prodotto probabilmente non fa per te.

Per gli ETF e i fondi è utile anche la scheda mensile, con le principali posizioni, la divisione per Paese e settore e i rendimenti passati. Ricorda sempre la frase che trovi in tutti i documenti: i rendimenti passati non sono indicativi di quelli futuri.

In sintesi

  • Investire è comprare qualcosa che produce valore e tenerlo nel tempo; speculare è scommettere sul prezzo nel breve.
  • Non c’è rendimento senza rischio: le azioni hanno reso di più, con cadute anche della metà. L’orizzonte lungo è ciò che permette di sopportarle.
  • La volatilità diventa perdita soprattutto se devi vendere al momento sbagliato; recuperare una perdita del 30% richiede un +42,9%.
  • La diversificazione tra molte aziende, Paesi e strumenti riduce i rischi che non vale la pena correre.
  • Azioni e obbligazioni hanno rischi diversi; i titoli di Stato hanno una tassazione agevolata al 12,5%.
  • Fondi indicizzati ed ETF offrono diversificazione a costi bassi; i costi possono mangiare decine di migliaia di euro.
  • Le criptovalute sono speculazione: al massimo una piccola parte, mai a debito.
  • Prima di comprare: intermediario autorizzato e lettura del KID.

Esercizio. Se hai già degli investimenti, prendi il KID di ciascuno e scrivi tre numeri: indicatore di rischio, costi annui e periodo di detenzione raccomandato. Se non ne hai, cerca il KID di un ETF sull’azionario mondiale e di un fondo attivo proposto dalla tua banca e confronta gli stessi tre numeri.

Nella prossima lezione mettiamo insieme questi mattoni in un piano di investimento: obiettivi, profilo di rischio, ripartizione del portafoglio, tasse e gli errori da evitare.

Domande frequenti

Che differenza c’è tra investire e speculare?

Chi investe compra strumenti che producono valore nel tempo, come gli utili delle aziende o le cedole delle obbligazioni, e li tiene per anni. Chi specula punta a guadagnare dal movimento del prezzo nel breve periodo, spesso su strumenti che non producono nulla, come molte criptovalute, o con la leva: è più simile a una scommessa, e la maggior parte di chi lo fa perde.

Con quanti soldi si può iniziare a investire?

Anche con poche decine di euro al mese, per esempio con un piano di accumulo in ETF. Prima, però, conviene avere un fondo di emergenza, nessun debito caro e i soldi per gli obiettivi dei prossimi anni già da parte: si investe solo quello che non servirà per molto tempo.

Gli ETF sono sicuri?

Gli ETF armonizzati sono fondi regolati dalle norme europee e il patrimonio è separato da quello di chi li gestisce, quindi non si perdono se fallisce la società emittente. Il loro valore però segue il mercato: un ETF azionario può perdere il 30% o più in una crisi. Sono uno strumento efficiente ed economico, non uno strumento senza rischio.

Perché le criptovalute sono considerate speculazione?

Perché non producono utili, cedole o affitti: il loro prezzo dipende solo da quanto qualcuno è disposto a pagarle domani. Hanno oscillazioni estreme, il Bitcoin ha perso circa tre quarti del valore tra fine 2021 e fine 2022, e piattaforme e truffe hanno fatto perdere molti soldi. Dal 2026 i guadagni sono tassati al 33%.

Che cos’è il KID?

Il documento contenente le informazioni chiave è una scheda di poche pagine, obbligatoria per molti prodotti di investimento, che riassume cosa è il prodotto, l’indicatore di rischio da 1 a 7, gli scenari di rendimento, i costi e il periodo di detenzione raccomandato. Va letto prima di ogni acquisto, insieme ai costi in euro.

Questo contenuto ha scopo divulgativo e non è una consulenza finanziaria personalizzata. Prima di prendere decisioni valuta la tua situazione e, se serve, rivolgiti a un consulente abilitato.