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Lezione 07 di 16

Il fondo di emergenza: quanto mettere da parte e dove tenerlo

Il fondo di emergenza è la rete di sicurezza che ti permette di affrontare un guasto, una spesa medica o la perdita del lavoro senza debiti e senza vendere gli investimenti nel momento sbagliato. In questa lezione vediamo quanto deve essere grande, come stimare le spese essenziali, dove tenere la liquidità e cosa fare dopo averla usata.

di Valentino RoccoPubblicato il 12 min di lettura

In questa pagina
  1. Che cos’è un fondo di emergenza
  2. Quanto accantonare e come calcolarlo
  3. Stimare le spese essenziali mensili
  4. Dove tenere la liquidità di emergenza
  5. Disponibilità, sicurezza e rendimento della liquidità
  6. Il fondo di emergenza con un reddito instabile
  7. Perdita del lavoro, spese mediche e altri imprevisti
  8. Ricostituire il fondo dopo averlo usato
  9. In sintesi

Prima o poi succede a tutti: l’auto si ferma, la caldaia si rompe a gennaio, il dentista presenta un preventivo che non ti aspettavi, l’azienda annuncia dei tagli. In quel momento la differenza non la fa quanto guadagni, ma quanto hai da parte.

Il fondo di emergenza è la rete di sicurezza della tua vita finanziaria. Non rende molto e non deve farlo: il suo lavoro è un altro. In questa lezione vediamo quanto deve essere grande, come calcolarlo, dove tenerlo e come ricostituirlo dopo averlo usato.

Che cos’è un fondo di emergenza

Il fondo di emergenza è una somma di denaro sicura e disponibile in pochi giorni, destinata solo agli imprevisti veri. Serve a tre cose:

  • evitare i debiti: senza riserva, un guasto da 1.500 € finisce su una carta revolving o su un prestito, con interessi che pesano per mesi;
  • proteggere gli investimenti: non sei costretto a vendere ETF o titoli nel momento sbagliato, magari in perdita, per pagare una spesa improvvisa;
  • dare tranquillità: sapere di poter reggere qualche mese senza reddito ti permette di prendere decisioni migliori, dal cambiare lavoro al rifiutare un’offerta svantaggiosa.

Il fondo di emergenza non è il fondo per le spese programmate, che abbiamo visto nella lezione su risparmio e obiettivi: assicurazione, bollo e vacanze sono spese previste, anche se arrivano una volta l’anno. E non è un investimento: è più simile a un’assicurazione che ti fai da solo.

Quanto accantonare e come calcolarlo

La regola più diffusa è tenere da parte da 3 a 6 mesi di spese essenziali. Il numero giusto dipende da quanto sono sicure le tue entrate e da quanto sono probabili le spese impreviste.

Nello strumento Fondo di emergenza di Mondo Finanziario usiamo una regola dichiarata: si parte da 3 mesi per chiunque e si aggiunge copertura per ogni fattore di rischio, fino a un massimo di 12 mesi.

Fattore Mesi in più
Contratto a termine o lavoro saltuario +2
Lavoro autonomo o partita IVA +3
Un solo reddito in famiglia +1
Ogni persona a carico +0,5, fino a +2
Casa di proprietà o auto +1

Il calcolo è semplice:

fondo di emergenza = spese essenziali al mese × mesi di copertura

Il fondo di Luca. Luca è dipendente a tempo indeterminato, vive da solo, quindi in casa c’è un solo reddito, e ha un’auto. I suoi mesi di copertura sono 3 + 1 + 1 = 5. Con spese essenziali di 1.550 € al mese, il suo fondo di emergenza è:

1.550 € × 5 mesi = 7.750 €

Se parti da zero, la cifra può spaventare. Fissa un primo traguardo intermedio: un mese di spese essenziali. È già sufficiente per la maggior parte dei guasti e delle spese mediche, e si raggiunge in pochi mesi. Con 400 € al mese, Luca costruirebbe da zero l’intero fondo in 20 mesi.

Stimare le spese essenziali mensili

Le spese essenziali sono quelle che dovresti pagare anche in un mese senza reddito, dopo aver tagliato tutto il resto:

  • casa: affitto o rata del mutuo, condominio;
  • utenze: luce, gas, acqua, telefono e internet;
  • alimentari, a un livello sobrio ma normale;
  • trasporti necessari, compresi assicurazione e bollo in quota mensile;
  • rate di prestiti e finanziamenti, che non si fermano se perdi il lavoro;
  • salute e spese obbligatorie per i figli, come la scuola.

Restano fuori uscite, viaggi, regali, abbonamenti di intrattenimento e il risparmio stesso: in un’emergenza sono le prime cose da sospendere.

Le spese essenziali di Luca. Nella fotografia di partenza erano 1.580 €: affitto 750 €, rata dell’auto 180 €, bollette 120 €, telefono e internet 35 €, spesa 350 €, carburante 80 €, assicurazione 45 € e bollo 20 € al mese. Con il nuovo budget ha risparmiato 30 € su luce, gas e telefono, e le spese essenziali sono scese a 1.550 €: un taglio una tantum ha reso più piccolo anche il fondo di emergenza.

Un errore frequente è stimare le spese essenziali a memoria, al ribasso. Usa i numeri del tuo budget e, se sei in dubbio, arrotonda per eccesso.

Dove tenere la liquidità di emergenza

Il fondo deve stare in strumenti che rispettino due condizioni: il valore non deve scendere e i soldi devono essere disponibili in pochi giorni. Un buon schema è a due livelli:

  1. circa un mese di spese sul conto corrente, per pagare subito i primi giorni di un’emergenza;
  2. il resto su un conto deposito libero o in strumenti simili, dove rende qualcosa e si recupera in pochi giorni.
Strumento Quando hai i soldi Rischio
Conto corrente Subito Nessuno, entro la garanzia dei depositi
Conto deposito libero Di solito in 1-3 giorni Nessuno, entro la garanzia dei depositi
ETF monetario Circa 2 giorni dopo la vendita Molto basso, ma non garantito
Libretto e buoni fruttiferi postali In pochi giorni Garantiti dallo Stato
BOT e titoli di Stato brevi Circa 2 giorni dopo la vendita Basso; il prezzo prima della scadenza può oscillare

Gli ETF monetari seguono quasi giorno per giorno i tassi della BCE e sono una buona alternativa al conto deposito per chi ha già un conto titoli; leggi l’articolo per capire cosa garantiscono e cosa no.

Non sono adatti al fondo di emergenza:

  • azioni ed ETF azionari, che nelle crisi possono perdere il 20-30% proprio quando aumenta il rischio di perdere il lavoro;
  • conti vincolati senza possibilità di svincolo, o con penali che fanno perdere gli interessi;
  • fondi pensione e polizze di investimento, che non si riscattano in pochi giorni o hanno penali;
  • criptovalute e qualsiasi strumento che può perdere molto valore in poco tempo.

Dove tiene il fondo Luca. Sul conto corrente Luca ha 3.500 €, ma circa 1.500 € gli servono per le spese del mese: la sua riserva vera sul conto è di 2.000 €. Insieme ai 6.000 € del conto deposito libero fa 8.000 €, cioè 5,2 mesi di spese essenziali: l’obiettivo di 7.750 € è raggiunto. Per rispettare i due livelli gli basta spostare 200 € sul conto deposito, che arriva a 6.200 €. Sul conto corrente, oltre ai soldi delle spese, restano 1.800 €: il mese di riserva, 1.550 €, più 250 € oltre l’obiettivo, che Luca può destinare all’anticipo per la casa.

Rispetto alla fotografia della lezione 4, dove avevamo contato 6 mesi di riserva, questo calcolo è più preciso: i soldi che servono per le spese del mese non sono una riserva.

Disponibilità, sicurezza e rendimento della liquidità

Ogni forma di risparmio deve trovare un equilibrio tra tre caratteristiche: sicurezza, cioè il rischio di perdere valore; disponibilità, cioè quanto ci vuole per avere i soldi; rendimento. Non si possono avere tutte e tre al massimo. Per il fondo di emergenza l’ordine è chiaro: prima la sicurezza, poi la disponibilità, e solo alla fine il rendimento.

Il rendimento, però, non va ignorato. A ottobre 2026, dopo i rialzi dei tassi della BCE, i conti deposito online più convenienti senza vincolo offrono intorno al 3% lordo, con alcune promozioni più alte per periodi limitati e solo per i nuovi clienti. Sono tassi che cambiano spesso: prima di scegliere, controlla le condizioni aggiornate e cosa succede alla fine della promozione.

Quanto rende e quanto costa il fondo di Luca. I 6.200 € sul conto deposito al 3% lordo producono in un anno:

  • interessi lordi: 186,00 €
  • tasse al 26%: rimangono 137,64 €
  • imposta di bollo dello 0,20%: −12,40 €, quindi il guadagno netto è di 125,24 €

Se l’inflazione restasse al 4,2% di settembre 2026 per un anno intero, i 7.750 € del fondo perderebbero 325,50 € di potere d’acquisto. Al netto degli interessi, mantenere il fondo costerebbe a Luca circa 200 € l’anno.

È il prezzo della tranquillità, come il premio di un’assicurazione. Ha senso pagarlo per la parte che serve davvero, non per tenere fermi sul conto molti più soldi del necessario: quello che supera il fondo va destinato agli obiettivi e, per il lungo periodo, investito.

Conto corrente e conto deposito sono protetti dal Fondo interbancario di tutela dei depositi fino a 100.000 € per persona e per banca: per un fondo di emergenza il limite è più che sufficiente. Come funziona questa garanzia lo vediamo nella lezione su banche, conti e pagamenti.

Il fondo di emergenza con un reddito instabile

Chi ha un reddito variabile, un contratto a termine o la partita IVA ha bisogno di un fondo più grande: le entrate possono fermarsi senza preavviso e, per gli autonomi, le tutele in caso di malattia o di perdita dei clienti sono più deboli.

Il fondo di Sara. Sara, la grafica con la partita IVA che abbiamo conosciuto nella lezione sul budget, ha spese essenziali di 1.200 € al mese e vive da sola, senza auto. I suoi mesi di copertura sono 3 di base, più 3 per il lavoro autonomo, più 1 per il reddito unico: 7 mesi, cioè 8.400 €. Ha già da parte 3.000 €; mettendo da parte 250 € al mese, completa il fondo in 22 mesi.

Due attenzioni per chi lavora in proprio:

  • il conto delle tasse non è il fondo di emergenza. I soldi accantonati per imposte e contributi andranno versati alle scadenze, soprattutto a giugno e a novembre: non contarli nella riserva;
  • il conto di appoggio non è il fondo di emergenza. Il conto da cui Sara si versa lo stipendio serve a compensare i mesi buoni e quelli magri, che sono normali. Il fondo serve quando succede qualcosa di straordinario, come una malattia che ferma il lavoro per due mesi o la perdita del cliente principale.

Perdita del lavoro, spese mediche e altri imprevisti

Vediamo le emergenze più comuni e come il fondo aiuta in ciascuna.

La perdita del lavoro. Chi è dipendente e perde il lavoro involontariamente può chiedere all’INPS la NASpI, l’indennità di disoccupazione, entro 68 giorni dalla fine del rapporto. Vale il 75% della retribuzione media fino a una soglia, circa 1.480 € al mese nel 2026, e il 25% della parte che la supera, ma non può superare circa 1.575 € lordi al mese; dal sesto mese si riduce del 3% ogni mese e dura al massimo la metà delle settimane di contributi degli ultimi quattro anni. Con il suo stipendio Luca avrebbe una NASpI vicina al massimo, ma al netto delle tasse resterebbe sotto le sue spese essenziali di 1.550 €, e dal sesto mese scenderebbe ancora: la differenza, e le settimane prima del primo pagamento, le copre il fondo.

Le spese mediche. Il Servizio sanitario nazionale copre gran parte delle cure, ma il dentista, molte visite private e alcuni esami restano a carico tuo, spesso con cifre di qualche centinaio di euro. Conserva le ricevute: le spese sanitarie danno diritto a una detrazione del 19% nella dichiarazione dei redditi, per la parte che supera 129,11 € l’anno.

I guasti. Auto, caldaia, elettrodomestici, infiltrazioni: con una casa di proprietà o un’auto, prima o poi capitano. Una parte di queste spese è già nel fondo per le spese programmate, come «imprevisti prevedibili»; il fondo di emergenza copre quelle più grandi.

Gli imprevisti familiari. Un familiare che ha bisogno di aiuto, un viaggio urgente, una separazione: sono situazioni in cui avere una riserva permette di pensare alle persone, non ai soldi.

Prima di usare il fondo, fatti tre domande: la spesa è inaspettata? È necessaria? È urgente? Se una delle risposte è no, non è un’emergenza: è una spesa da pianificare con il budget.

Ricostituire il fondo dopo averlo usato

Usare il fondo di emergenza non è un fallimento: è esattamente il motivo per cui esiste. Subito dopo, però, la priorità è ricostituirlo, prima di tornare agli altri obiettivi.

Il guasto di Luca. A febbraio l’auto di Luca ha bisogno di una riparazione da 1.200 €. Paga con il fondo, senza rate e senza toccare il conto delle spese. Poi sospende per tre mesi i versamenti per i suoi obiettivi, 400 € al mese, e li dirotta sul fondo: a fine maggio il fondo è di nuovo completo. I suoi obiettivi slittano di tre mesi, ma Luca non ha pagato un euro di interessi.

Qualche regola per la ricostituzione:

  • sospendi o riduci temporaneamente i versamenti per gli obiettivi non urgenti, ma non quelli per le spese programmate, altrimenti a marzo l’assicurazione diventa la prossima emergenza;
  • usa le entrate straordinarie: tredicesima, rimborso del 730, premi;
  • aggiorna il fondo quando cambia la tua vita: un figlio, un mutuo, il passaggio alla partita IVA o un trasloco cambiano le spese essenziali e i mesi di copertura.

In sintesi

  • Il fondo di emergenza è una riserva sicura e disponibile per gli imprevisti veri: evita i debiti e protegge gli investimenti.
  • Si calcola come spese essenziali al mese × mesi di copertura: da 3 a 6 mesi in generale, di più con reddito instabile, un solo reddito, persone a carico, casa o auto.
  • Se parti da zero, il primo traguardo è un mese di spese essenziali.
  • Tienilo a due livelli: circa un mese sul conto corrente, il resto su un conto deposito libero o strumenti simili. Niente azioni, vincoli o criptovalute.
  • Il fondo costa un po’ in potere d’acquisto: è il prezzo della tranquillità, da pagare solo per la parte che serve.
  • Dopo averlo usato, ricostituiscilo prima di tornare agli altri obiettivi.

Esercizio. Calcola le tue spese essenziali partendo dal budget della lezione precedente e inseriscile nello strumento Fondo di emergenza con la tua situazione di lavoro e di famiglia. Confronta l’obiettivo con quanto hai davvero da parte, escludendo i soldi che servono per le spese del mese, e decidi dove tenere i due livelli.

Nella prossima lezione guardiamo da vicino gli strumenti in cui vivono i tuoi soldi ogni giorno: conti, carte e pagamenti, quanto costano, come proteggerli e quali sono i tuoi diritti con la banca.

Domande frequenti

Quanto deve essere grande il fondo di emergenza?

Il riferimento più diffuso è da 3 a 6 mesi di spese essenziali, cioè le spese che dovresti sostenere anche senza reddito: casa, bollette, cibo, trasporti, rate e assicurazioni. Servono più mesi se hai un reddito instabile, un solo reddito in famiglia, persone a carico o una casa e un’auto che possono richiedere riparazioni; per un lavoratore autonomo possono servire anche 6-12 mesi.

Dove conviene tenere il fondo di emergenza?

In strumenti sicuri e disponibili in pochi giorni: una parte, circa un mese di spese, sul conto corrente, il resto su un conto deposito libero, senza vincoli, o in strumenti simili come gli ETF monetari. Conto corrente e conto deposito sono protetti dal Fondo interbancario di tutela dei depositi fino a 100.000 € per persona e per banca.

Si può investire il fondo di emergenza in ETF azionari?

No. Le azioni possono perdere il 20-30% proprio nei periodi di crisi, quando aumenta anche il rischio di perdere il lavoro: rischieresti di dover vendere in perdita nel momento peggiore. Il fondo di emergenza deve privilegiare sicurezza e disponibilità, non il rendimento.

Meglio costruire il fondo di emergenza o estinguere i debiti?

Un compromesso efficace è costruire prima un fondo minimo, pari a circa un mese di spese essenziali, poi concentrare il risparmio sui debiti più cari, come carte revolving e prestiti personali con tassi alti, e infine completare il fondo. Senza nessuna riserva, il primo imprevisto rischia di creare un nuovo debito.

Che cosa conta come emergenza?

Una spesa imprevista, necessaria e urgente: un guasto all’auto che usi per lavorare, una caldaia rotta, una spesa medica, la perdita del lavoro. Non sono emergenze le offerte, i saldi, le vacanze o i regali, e nemmeno le spese che arrivano ogni anno, come assicurazione e bollo, che vanno nel fondo per le spese programmate.

Questo contenuto ha scopo divulgativo e non è una consulenza finanziaria personalizzata. Prima di prendere decisioni valuta la tua situazione e, se serve, rivolgiti a un consulente abilitato.