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Se il broker fallisce, che fine fanno i miei titoli?

Azioni, obbligazioni ed ETF che compri tramite una banca o un broker restano tuoi anche se l’intermediario fallisce: la legge li tiene separati dal suo patrimonio. La liquidità invece segue regole diverse. Vediamo cosa è protetto, fino a quanto, cosa succede con i broker esteri e come ridurre i rischi.

di Valentino RoccoPubblicato il 6 min di lettura

In questa pagina
  1. La regola di base: i titoli sono un patrimonio separato
  2. Cosa succede, in pratica, se l’intermediario fallisce
  3. La liquidità: regole diverse
  4. Il Fondo nazionale di garanzia: l’ultima rete
  5. E con i broker esteri?
  6. E se fallisce la società che gestisce l’ETF?
  7. Come ridurre i rischi
  8. In sintesi

È una delle domande più frequenti di chi inizia a investire, soprattutto con broker online nati da pochi anni: «E se domani chiudono, i miei soldi dove finiscono?». La risposta breve è rassicurante: i titoli restano tuoi. Quella completa ha qualche dettaglio in più, soprattutto sulla liquidità e sui broker esteri.

Vediamo cosa dice la legge, quali garanzie esistono, quanto coprono e cosa puoi fare per stare ancora più tranquillo.

La regola di base: i titoli sono un patrimonio separato

Quando compri un’azione, un’obbligazione o un ETF tramite una banca o un broker, quei titoli non diventano dell’intermediario. Lui li custodisce per tuo conto.

In Italia lo stabilisce l’articolo 22 del Testo unico della finanza (TUF): gli strumenti finanziari dei clienti sono un patrimonio distinto a tutti gli effetti da quello dell’intermediario e da quello degli altri clienti. I creditori della banca o del broker non possono prenderli, e l’intermediario non può usarli senza il tuo consenso scritto.

Lo stesso principio vale in tutta l’Unione europea, grazie alle regole comuni sui servizi di investimento.

La catena della custodia

I tuoi titoli non stanno «dentro» il broker. Di solito il percorso è questo:

Tusei il proprietario dei titoli
dai gli ordini e vedi i titoli nel tuo dossier
Banca o brokerregistra i titoli a tuo nome nei suoi conti, separati dal proprio patrimonio
li deposita presso
Banca depositariacustodisce i titoli su conti intestati ai clienti del broker
che li tiene registrati presso
Depositario centraleper esempio Euronext Securities Milan, Clearstream o Euroclear
A ogni passaggio i titoli dei clienti restano separati da quelli di chi li custodisce.

Spesso i titoli di molti clienti stanno su un unico conto aperto a nome del broker presso il depositario, chiamato conto omnibus. Va bene così: il broker deve tenere registri che dicono, titolo per titolo, a chi appartiene ogni quota.

Cosa succede, in pratica, se l’intermediario fallisce

Quando una banca o una SIM entra in crisi, in Italia interviene la liquidazione coatta amministrativa, sotto il controllo della Banca d’Italia, con un commissario che gestisce la procedura. Per i tuoi titoli succede di solito questo:

  1. il commissario ricostruisce le posizioni di ogni cliente;
  2. i titoli vengono trasferiti a un altro intermediario scelto da te, oppure passano in blocco a una banca che rileva i clienti;
  3. riprendi a operare dal nuovo intermediario.

Il punto debole è il tempo: possono servire settimane o mesi, e nel frattempo potresti non riuscire a vendere. Non perdi i titoli, ma per un po’ non puoi usarli. È un buon motivo per non tenere su un unico broker soldi che potrebbero servirti all’improvviso.

La liquidità: regole diverse

Per il denaro le cose cambiano a seconda di chi lo tiene.

Se il conto è presso una banca, il denaro non è un patrimonio separato: è un deposito, cioè un prestito che fai alla banca. È protetto dal Fondo interbancario di tutela dei depositi (FITD), o dal Fondo di garanzia dei depositanti per le banche di credito cooperativo, fino a 100.000 € per depositante e per banca. Oltre quella cifra, in caso di crisi, una parte potrebbe essere usata per salvare la banca (il cosiddetto bail-in).

Se il broker è una SIM, cioè una società di intermediazione mobiliare che non è una banca, il denaro dei clienti deve stare su conti separati presso banche terze, intestati ai clienti della SIM. I creditori della SIM non possono toccarlo.

Se il broker «investe» la tua liquidità, per esempio in fondi monetari, quella non è più un deposito: diventa uno strumento finanziario. È protetta come i titoli, ma il suo valore può oscillare e non ha la garanzia dei 100.000 €. La differenza tra le due cose è spiegata nella guida agli ETF monetari.

Il Fondo nazionale di garanzia: l’ultima rete

E se, nonostante le regole, i titoli o il denaro non ci fossero? Può succedere in casi rari, per frodi o gravi irregolarità. Per questo esiste il Fondo nazionale di garanzia, a cui aderiscono le banche e le imprese di investimento che operano in Italia.

Interviene quando un intermediario va in liquidazione coatta, fallimento o concordato preventivo e non restituisce quanto ti deve per i servizi di investimento, dopo che il tuo credito è stato riconosciuto nella procedura. Rimborsa fino a 20.000 € per investitore.

Esempio. Hai 60.000 € in ETF e 15.000 € di liquidità presso una banca italiana che fallisce.

  • I 60.000 € in ETF sono un patrimonio separato: vengono trasferiti a un’altra banca. Il loro valore resta quello di mercato.
  • I 15.000 € di liquidità sono un deposito sotto i 100.000 €: li rimborsa il Fondo di tutela dei depositi.
  • Solo se mancassero titoli per irregolarità interverrebbe il Fondo nazionale di garanzia, fino a 20.000 €.

E con i broker esteri?

Molti broker online hanno sede in altri Paesi europei. Se sono autorizzati nell’Unione europea valgono regole simili:

  • i titoli dei clienti sono separati dal patrimonio del broker;
  • la liquidità depositata presso banche gode della garanzia sui depositi fino a 100.000 €;
  • c’è un sistema di indennizzo degli investitori, che però spesso copre meno di quello italiano: in Germania e in Irlanda rimborsa il 90% della perdita, fino a 20.000 €.

Con un broker extraeuropeo, per esempio statunitense o britannico, le tutele dipendono dalle regole di quel Paese: vanno lette con attenzione nei documenti del contratto. E con un broker estero ricordati anche gli obblighi fiscali, come il quadro RW, spiegati nella guida alla tassazione degli ETF.

E se fallisce la società che gestisce l’ETF?

È un rischio diverso da quello del broker. Il patrimonio di un ETF UCITS è separato da quello della società che lo gestisce ed è custodito da una banca depositaria. Se la società fallisce, il fondo passa a un altro gestore oppure viene chiuso: in quel caso i titoli vengono venduti e gli investitori ricevono il valore del patrimonio.

Gli ETF sintetici hanno in più un piccolo rischio legato alla banca dello swap, limitato per legge: lo spieghiamo nella guida agli ETF su swap.

Come ridurre i rischi

  • Verifica che l’intermediario sia autorizzato. Banche, SIM e imprese di investimento devono comparire negli albi della Banca d’Italia e della Consob. Diffida di chi promette rendimenti alti e non è iscritto: la Consob pubblica e oscura regolarmente siti di intermediari abusivi.
  • Non superare i 100.000 € di liquidità presso la stessa banca, se puoi evitarlo.
  • Per patrimoni importanti, valuta di dividerli tra due intermediari: non per paura di perdere i titoli, ma per non restare bloccato durante una procedura.
  • Conserva estratti conto e rendiconti, che in caso di procedura dimostrano cosa possedevi.
  • Leggi le condizioni dei programmi di prestito titoli prima di aderire: i titoli prestati possono avere tutele diverse. Ne parliamo nell’articolo sul prestito titoli.

In sintesi

  • Titoli ed ETF restano tuoi anche se il broker fallisce: sono un patrimonio separato per legge.
  • La liquidità in banca è protetta fino a 100.000 € per depositante e per banca; le SIM devono tenerla su conti separati presso banche terze.
  • Se mancano titoli o denaro, il Fondo nazionale di garanzia rimborsa fino a 20.000 €.
  • Con i broker europei le regole sono simili, ma l’indennizzo è spesso del 90% fino a 20.000 €.
  • Il rischio più concreto non è perdere i titoli, ma non poterli usare per qualche tempo durante la procedura.

Domande frequenti

Se la banca o il broker falliscono perdo i miei ETF e le mie azioni?

No, di regola no. In Italia l’articolo 22 del Testo unico della finanza stabilisce che i titoli dei clienti sono un patrimonio separato da quello dell’intermediario: i suoi creditori non possono toccarli. In caso di fallimento vengono trasferiti a un altro intermediario o restituiti.

La liquidità sul conto del broker è protetta?

Dipende. Se il denaro è depositato in una banca, è un deposito bancario coperto dal Fondo interbancario di tutela dei depositi fino a 100.000 € per depositante e per banca. Le SIM devono invece tenere il denaro dei clienti su conti separati presso banche terze.

Cos’è il Fondo nazionale di garanzia?

È il sistema italiano di indennizzo degli investitori. Interviene se un intermediario va in liquidazione coatta, fallimento o concordato preventivo e non restituisce titoli o denaro dovuti per i servizi di investimento, fino a 20.000 € per investitore.

Con un broker estero sono protetto allo stesso modo?

Con un broker autorizzato in un altro Paese dell’Unione europea valgono regole simili: titoli separati, garanzia sui depositi fino a 100.000 € e un sistema di indennizzo degli investitori, che in Germania e in Irlanda copre il 90% della perdita fino a 20.000 €.

Cosa succede se fallisce la società che gestisce l’ETF?

Il patrimonio di un ETF UCITS è separato da quello della società di gestione ed è custodito da una banca depositaria. Se la società fallisce, il fondo passa a un altro gestore oppure viene chiuso e il patrimonio viene rimborsato agli investitori al suo valore.

Questo contenuto ha scopo divulgativo e non è una consulenza finanziaria personalizzata. Prima di prendere decisioni valuta la tua situazione e, se serve, rivolgiti a un consulente abilitato.

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