Lavoro, busta paga e tasse: dal lordo al netto
Tra lo stipendio scritto nel contratto e quello che arriva sul conto c’è di mezzo un terzo del reddito. In questa lezione seguiamo la busta paga di Luca dal lordo al netto: contributi, IRPEF 2026, addizionali, detrazioni e cuneo fiscale. Poi vediamo come funzionano deduzioni e dichiarazione dei redditi, le scadenze dell’anno, le tasse di chi ha la partita IVA e come prepararsi a un cambio di lavoro.
di Valentino RoccoPubblicato il 13 min di lettura
In questa pagina
- Reddito lordo, netto e potere d’acquisto
- Leggere una busta paga
- Lavoro dipendente, autonomo e altri redditi
- Imposte, contributi e principali trattenute
- Detrazioni, deduzioni e dichiarazione dei redditi
- Le scadenze fiscali personali
- Reddito regolare e reddito variabile
- Prepararsi ai cambiamenti di lavoro
- In sintesi
Quando un’offerta di lavoro dice «40.000 € l’anno», quanti ne arrivano davvero sul conto? E perché la tredicesima è più bassa di uno stipendio normale? Perché un aumento di 1.000 € lordi ne vale solo qualche centinaio netti? Sono domande che quasi tutti si fanno, e a cui la busta paga risponde, se si sa leggerla.
In questa lezione seguiamo lo stipendio di Luca dal lordo al netto, con le regole fiscali del 2026. Poi vediamo come risparmiare legalmente sulle tasse con detrazioni e deduzioni, quali sono le scadenze dell’anno e cosa cambia per chi lavora con la partita IVA.
Reddito lordo, netto e potere d’acquisto
Tre numeri da distinguere:
- la RAL, retribuzione annua lorda: quanto guadagni in un anno prima di contributi e tasse. È la cifra del contratto;
- il lordo mensile: la RAL divisa per il numero di mensilità, di solito 13 o 14;
- il netto: quello che arriva sul conto, dopo contributi e imposte.
Luca ha una RAL di 44.000 € in 13 mensilità: 3.384,62 € lordi al mese. In un anno gli arrivano circa 29.400 € netti: 2.300 € nei mesi normali e circa 1.800 € con la tredicesima, che è più bassa perché su di essa non si applicano le detrazioni, già distribuite sugli altri mesi.
Il netto, però, non dice tutto: conta anche cosa ci puoi comprare. Secondo l’Istat, nel 2026 le retribuzioni contrattuali crescono in media del 2,5%, contro un’inflazione acquisita del 3,0%: il recupero del potere d’acquisto dei salari, iniziato alla fine del 2023, si è fermato nel secondo trimestre del 2026.
L’aumento di Luca. A gennaio Luca riceve un aumento del 2%: la RAL passa da 44.000 a 44.880 €. Il netto annuo cresce di 440 €, l’1,5%. Con un’inflazione al 4,2%, come a settembre 2026, il suo potere d’acquisto in realtà scende. Un aumento va sempre confrontato con l’inflazione, non con lo stipendio dell’anno prima.
Leggere una busta paga
Le buste paga hanno grafiche diverse, ma le stesse parti:
- I dati generali: azienda, lavoratore, contratto collettivo applicato, livello di inquadramento, data di assunzione. Il livello è importante: decide la paga minima prevista dal contratto collettivo.
- Le competenze, cioè le voci a tuo favore: paga base, scatti di anzianità, superminimo, straordinari, indennità e maggiorazioni.
- Le trattenute previdenziali: i contributi INPS a tuo carico, di solito il 9,19% del lordo.
- Le trattenute fiscali: l’IRPEF del mese, già ridotta delle detrazioni, e le rate delle addizionali regionale e comunale, che si pagano nell’anno successivo a quello a cui si riferiscono.
- I conguagli: a luglio o agosto i rimborsi o le trattenute del 730, a dicembre il conguaglio di fine anno.
- Il netto in busta.
- Le informazioni accessorie: il TFR maturato, le ferie e i permessi residui.
Il TFR, il trattamento di fine rapporto, non compare nel netto ma è uno stipendio messo da parte: ogni anno vale circa il 6,91% della retribuzione, per Luca circa 3.040 €. Se resta in azienda viene rivalutato ogni anno dell’1,5% più il 75% dell’inflazione e ti viene pagato quando il rapporto di lavoro finisce. Si può anche versare in un fondo pensione: lo vediamo nella lezione su pensione e previdenza.
Il datore di lavoro, oltre allo stipendio, versa all’INPS i contributi a suo carico, di solito intorno al 30% della retribuzione lorda, e accantona il TFR: per l’azienda Luca costa circa 60.000 € l’anno. La differenza tra quanto costa un lavoratore e quanto riceve si chiama cuneo fiscale.
Lavoro dipendente, autonomo e altri redditi
Il modo in cui guadagni cambia le tasse che paghi e il modo in cui le paghi.
- Lavoro dipendente: contratti a tempo indeterminato, determinato, apprendistato, part-time. Il datore di lavoro fa da sostituto d’imposta: trattiene e versa per te contributi e IRPEF ogni mese.
- Collaborazioni coordinate e continuative: i contributi vanno alla gestione separata dell’INPS, per due terzi a carico del committente; le imposte sono trattenute come per i dipendenti.
- Lavoro autonomo occasionale: per prestazioni senza continuità, il committente trattiene un acconto IRPEF del 20%; i contributi sono dovuti solo sopra i 5.000 € l’anno.
- Partita IVA: nel regime forfettario, per ricavi fino a 85.000 € l’anno, le imposte si calcolano su una parte fissa del fatturato, il coefficiente di redditività, con un’imposta sostitutiva del 15%, o del 5% per i primi cinque anni di una nuova attività. Nel regime ordinario si paga l’IRPEF sul reddito, cioè ricavi meno costi. In entrambi i casi tasse e contributi si pagano da soli, l’anno dopo.
- Altri redditi: gli affitti, tassati con l’IRPEF o con la cedolare secca al 21% o al 10% per i canoni concordati, e i redditi finanziari, come interessi e guadagni sugli investimenti, tassati al 26%, o al 12,5% per i titoli di Stato. Come funzionano per gli ETF lo mostra lo strumento Tasse sugli ETF.
Imposte, contributi e principali trattenute
L’IRPEF è un’imposta progressiva a scaglioni: il reddito viene diviso in fasce e ogni fascia ha la sua aliquota. Dal 2026 la seconda aliquota è scesa dal 35% al 33%:
| Reddito imponibile | Aliquota 2026 |
|---|---|
| Fino a 28.000 € | 23% |
| Da 28.000 a 50.000 € | 33% |
| Oltre 50.000 € | 43% |
Passare allo scaglione successivo non fa mai guadagnare di meno: l’aliquota più alta si applica solo alla parte di reddito sopra la soglia.
Dall’imposta lorda si tolgono le detrazioni: quella per lavoro dipendente, che diminuisce man mano che il reddito sale, quelle per i familiari a carico e, dal 2025, quella del cuneo fiscale, che per chi ha un reddito tra 20.000 e 32.000 € vale 1.000 € l’anno e poi scende fino a zero a 40.000 €. Chi ha un reddito fino a 20.000 € riceve invece una somma esente in busta paga. Sull’imponibile si pagano infine le addizionali regionale e comunale, che cambiano da regione a regione e da comune a comune.
Dal lordo al netto di Luca, con un’addizionale regionale dell’1,73% e una comunale dello 0,8%:
| Voce | All’anno |
|---|---|
| RAL | 44.000,00 € |
| Contributi INPS, 9,19% | −4.043,60 € |
| Reddito imponibile | 39.956,40 € |
| IRPEF lorda | 10.385,61 € |
| Detrazioni per lavoro e cuneo fiscale | −877,42 € |
| IRPEF netta | −9.508,19 € |
| Addizionali regionale e comunale | −1.010,90 € |
| Netto | 29.437,31 € |
L’IRPEF lorda si calcola così: 23% sui primi 28.000 €, cioè 6.440 €, più 33% sui restanti 11.956,40 €, cioè 3.945,61 €. In tutto le trattenute sono 14.562,69 €: l’aliquota media di Luca è del 33%.
L’aliquota che conta per le decisioni, però, è un’altra: l’aliquota marginale, cioè quanto ti viene trattenuto su ogni euro in più. Per Luca è intorno al 55%: di 100 € lordi in più gliene restano circa 45. Tra circa 36.000 e 40.000 € di RAL va anche peggio, perché mentre il reddito sale si riducono insieme la detrazione per lavoro e quella del cuneo fiscale: di un aumento di 1.000 € lordi restano tra 330 e 390 € netti. Puoi fare il calcolo con i tuoi dati con lo strumento Calcolo dello stipendio netto.
Alcune voci hanno un trattamento più leggero, utile da conoscere quando si valuta un’offerta: nel 2026 e nel 2027 i premi di risultato sono tassati all’1% fino a 5.000 € l’anno per chi ha guadagnato fino a 80.000 € l’anno prima; i fringe benefit, come buoni acquisto o rimborsi delle bollette, sono esenti fino a 1.000 € l’anno, o 2.000 € con figli a carico; i buoni pasto elettronici sono esenti fino a 10 € al giorno.
Detrazioni, deduzioni e dichiarazione dei redditi
Si possono pagare meno tasse in modo del tutto legale con due strumenti, che funzionano in modo diverso:
- la deduzione riduce il reddito su cui si calcolano le imposte: vale di più per chi ha un’aliquota alta. L’esempio più importante sono i versamenti in un fondo pensione, deducibili fino a 5.300 € l’anno dal 2026, contributo del datore di lavoro compreso e TFR escluso;
- la detrazione riduce direttamente l’imposta, di una percentuale fissa della spesa, uguale per tutti.
Le spese di Luca.
- Versa 1.000 € in un fondo pensione: il suo reddito imponibile scende di 1.000 € e, con un’aliquota del 33% più le addizionali, risparmia almeno 355 € di imposte.
- Ha speso 900 € tra dentista e visite: la detrazione è del 19% della parte che supera 129,11 €, cioè 146,47 €.
Lo stesso euro speso in un fondo pensione vale per Luca più del doppio di un euro di spese mediche.
Le detrazioni più comuni sono quelle del 19% per spese sanitarie, interessi del mutuo sulla prima casa, spese scolastiche e universitarie, attività sportive dei ragazzi, oltre a quella per l’affitto dei giovani tra 20 e 31 anni. Per i redditi oltre 75.000 € dal 2025 c’è un tetto complessivo alle detrazioni. Una regola pratica vale quasi sempre: per avere la detrazione la spesa va pagata con carta o bonifico, tranne farmaci, dispositivi medici e prestazioni del Servizio sanitario nazionale.
Le detrazioni si ottengono con la dichiarazione dei redditi. Per dipendenti e pensionati la via più semplice è il 730: l’Agenzia delle Entrate prepara una dichiarazione precompilata con i redditi della Certificazione Unica, il documento che il datore di lavoro consegna ogni anno, e con molte spese già comunicate da medici, farmacie, banche e scuole. Tu controlli, aggiungi quello che manca e la invii, da solo o tramite un CAF. Il rimborso arriva direttamente in busta paga. Chi ha la partita IVA o redditi particolari usa invece il modello Redditi.
Le scadenze fiscali personali
Le date principali di un anno tipo, che valgono anche per il 2027 salvo proroghe. Quando una data cade di sabato o in un giorno festivo, slitta al primo giorno lavorativo successivo.
| Quando | Cosa |
|---|---|
| Entro il 16 marzo | Il datore di lavoro consegna la Certificazione Unica |
| Dal 30 aprile | È disponibile la dichiarazione precompilata |
| 16 giugno | Acconto IMU, per chi la deve |
| 30 giugno | Saldo e primo acconto delle imposte con il modello Redditi |
| Luglio e agosto | Rimborsi e trattenute del 730 in busta paga |
| 30 settembre | Termine per inviare il 730 |
| 31 ottobre | Termine per il modello Redditi |
| 30 novembre | Secondo acconto delle imposte |
| 16 dicembre | Saldo IMU |
Segna queste date nel calendario e nel budget: l’IMU di una seconda casa o il saldo di giugno per chi ha la partita IVA sono spese da accantonare mese per mese nel fondo per le spese programmate.
Reddito regolare e reddito variabile
Per un dipendente le imposte non sono quasi mai una sorpresa: il datore di lavoro le trattiene ogni mese e a fine anno fa il conguaglio. Per chi lavora in proprio, invece, il fisco arriva dopo, e tutto insieme.
Le imposte e i contributi di un anno si pagano l’anno successivo, con il saldo, e nello stesso momento si versano gli acconti per l’anno in corso, calcolati su quello precedente. Nel primo anno di attività non si pagano acconti; nel secondo, quindi, si paga quasi il doppio.
Il secondo anno di Sara. Nella lezione sul budget abbiamo visto che Sara, grafica nel regime forfettario, ha circa 8.695 € l’anno tra imposta sostitutiva e contributi. Nel suo secondo anno di attività deve versare, tra giugno e novembre:
- il saldo del primo anno: 8.695 €;
- gli acconti del secondo anno: tutta l’imposta sostitutiva, 2.595 €, e l’80% dei contributi, 4.880 €.
In tutto 16.170 €, quasi il doppio di un anno di tasse. È il motivo per cui Sara accantona il 30% di ogni incasso fin dal primo giorno.
Dal terzo anno in poi, se il reddito resta stabile, saldo e acconti si compensano e si paga circa quanto si guadagna in un anno. Se il reddito scende molto, si possono versare acconti più bassi, ma solo con un calcolo prudente: se poi si sbaglia, ci sono sanzioni e interessi. Per stimare le imposte puoi usare lo strumento Tasse della partita IVA, e per organizzare entrate irregolari il metodo dello stipendio fisso visto nella lezione sul budget personale.
Prepararsi ai cambiamenti di lavoro
Un cambio di lavoro è anche un cambio finanziario. Prima di decidere:
- confronta il netto, non il lordo. Due offerte con la stessa RAL possono dare netti diversi, per esempio per la quattordicesima o i premi;
- conta tutto il pacchetto: premi di risultato, welfare aziendale, buoni pasto, fondo pensione con il contributo del datore di lavoro, assicurazione sanitaria, giorni di lavoro da casa che fanno risparmiare sui trasporti;
- leggi il contratto: livello, periodo di prova, preavviso, orario, durata se è a termine;
- pensa al passaggio: tra le dimissioni e il nuovo stipendio possono passare settimane, e il TFR di solito arriva qualche mese dopo la fine del rapporto. Il fondo di emergenza serve anche a questo;
- ricorda che la NASpI spetta solo a chi perde il lavoro involontariamente, non a chi si dimette, salvo alcuni casi come le dimissioni per giusta causa;
- se passi alla partita IVA, prepara un budget sul reddito dei mesi peggiori, un fondo di emergenza più grande e un conto separato per le tasse, pensando al secondo anno.
Le dimissioni si presentano online, con la procedura del Ministero del Lavoro, direttamente o tramite un patronato o un sindacato, rispettando il preavviso previsto dal contratto collettivo.
In sintesi
- La RAL è il lordo annuo; il netto arriva dopo contributi, IRPEF e addizionali. Per un reddito medio le trattenute valgono circa un terzo.
- Un aumento va confrontato con l’inflazione: nel 2026 le retribuzioni crescono in media meno dei prezzi.
- La busta paga ha competenze, trattenute previdenziali e fiscali, conguagli e il TFR maturato, che è uno stipendio messo da parte.
- L’IRPEF 2026 ha tre scaglioni: 23%, 33% e 43%. Passare di scaglione non fa mai perdere soldi, ma l’aliquota marginale può essere molto più alta di quella media.
- Le deduzioni, come il fondo pensione, valgono quanto la tua aliquota; le detrazioni riducono l’imposta di una percentuale fissa. Paga le spese detraibili con carta o bonifico.
- Con la partita IVA le imposte arrivano l’anno dopo, con saldo e acconti: il secondo anno si paga quasi il doppio.
- Prima di cambiare lavoro confronta il netto e tutto il pacchetto, e tieni pronto il fondo di emergenza.
Esercizio. Prendi la tua ultima busta paga e trova: lordo del mese, contributi, IRPEF, addizionali, netto e TFR maturato. Poi inserisci la tua RAL nello strumento Calcolo dello stipendio netto e guarda la tua aliquota media e quella marginale. Infine scarica la tua Certificazione Unica e controlla quali spese dell’anno scorso avresti potuto detrarre.
Con questa lezione si chiude la terza parte del corso. Nella quarta parte vediamo come proteggersi dai rischi che non ci si può permettere: le assicurazioni e la pensione.
Domande frequenti
Che differenza c’è tra RAL e stipendio netto?
La RAL, retribuzione annua lorda, è lo stipendio di un anno prima di contributi e tasse, ed è la cifra scritta nel contratto. Il netto è quello che arriva sul conto, dopo i contributi INPS a carico del lavoratore, l’IRPEF e le addizionali regionale e comunale, tolte le detrazioni. Con una RAL di 44.000 € il netto è di circa 29.400 € l’anno: le trattenute valgono circa un terzo.
Se passo allo scaglione IRPEF successivo guadagno di meno?
No. L’aliquota più alta si applica solo alla parte di reddito che supera la soglia, non a tutto il reddito. Nel 2026 i primi 28.000 € di imponibile sono tassati al 23%, la parte da 28.000 a 50.000 € al 33% e quella oltre 50.000 € al 43%. Un aumento fa sempre crescere il netto, anche se a volte meno di quanto ci si aspetta.
Che differenza c’è tra detrazione e deduzione?
La deduzione riduce il reddito su cui si calcolano le imposte, quindi vale di più per chi ha un’aliquota più alta: 1.000 € versati in un fondo pensione fanno risparmiare circa 355 € a chi è nello scaglione del 33%. La detrazione riduce direttamente l’imposta di una percentuale fissa della spesa, per esempio il 19% delle spese mediche oltre 129,11 €.
Quando si presenta il 730?
La dichiarazione precompilata è disponibile sul sito dell’Agenzia delle Entrate dal 30 aprile e il 730 va inviato entro il 30 settembre. Per i dipendenti e i pensionati il rimborso o il pagamento delle imposte avviene direttamente in busta paga o sulla pensione, di solito da luglio.
Quanto mettere da parte per le tasse con la partita IVA?
Dipende dal regime e dall’attività, ma nel forfettario tasse e contributi assorbono spesso il 25-30% di quanto incassi. Conviene accantonare la quota su ogni incasso, perché le imposte si pagano l’anno dopo con saldo e acconti: nel secondo anno di attività si paga quasi il doppio, cioè il saldo del primo anno più gli acconti del secondo.
Questo contenuto ha scopo divulgativo e non è una consulenza finanziaria personalizzata. Prima di prendere decisioni valuta la tua situazione e, se serve, rivolgiti a un consulente abilitato.