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Lezione 03 di 16

Inflazione, interessi e valore del denaro nel tempo

Due forze lavorano sui tuoi soldi ogni giorno: l’inflazione, che li fa valere meno, e l’interesse composto, che li fa crescere. In questa lezione vediamo come si misurano, perché 100 € oggi non valgono 100 € domani e come calcolare il rendimento reale dei tuoi risparmi, con i dati Istat aggiornati.

di Valentino RoccoPubblicato il 9 min di lettura

In questa pagina
  1. Che cos’è l’inflazione e come si misura
  2. Potere d’acquisto e costo della vita
  3. Interesse semplice e composto
  4. Valore attuale e valore futuro del denaro
  5. Rendimento nominale e rendimento reale
  6. Effetto del tempo sul risparmio e sugli investimenti
  7. Tassi d’interesse e loro influenza su prestiti e risparmi
  8. Esempi: perdita e crescita del potere d’acquisto
  9. In sintesi

Se metti 1.000 € in un cassetto e li riprendi fra dieci anni, troverai ancora 1.000 €. Ma con quei soldi comprerai meno cose di oggi. Se invece li metti a frutto, potrebbero diventare molto di più. Tutto dipende da due forze che lavorano sui tuoi soldi ogni giorno, anche quando non ci pensi: l’inflazione e l’interesse.

In questa lezione vediamo come si misura l’inflazione e quanto ha pesato negli ultimi anni, come funzionano l’interesse semplice e quello composto, cosa vogliono dire valore attuale e valore futuro, come calcolare il rendimento reale e perché il tempo è il tuo alleato più potente. Sono concetti che userai in quasi tutte le lezioni successive.

Che cos’è l’inflazione e come si misura

L’inflazione è l’aumento generale dei prezzi nel tempo. Non riguarda un singolo prodotto, ma il costo medio di tutto quello che compriamo. Se l’inflazione annua è del 3%, quello che costava 100 € un anno fa oggi ne costa in media 103.

In Italia la misura l’Istat ogni mese, controllando i prezzi di un paniere di beni e servizi che rappresenta i consumi delle famiglie: alimentari, bollette, trasporti, affitti, vestiti, ristoranti e molto altro. Ogni voce pesa in proporzione a quanto spendiamo in media per quella voce. Gli indici sono tre:

Indice Per chi A cosa serve
NIC Tutta la collettività nazionale È l’inflazione citata di solito nelle notizie
IPCA Armonizzato con gli altri Paesi europei È quello che guarda la Banca centrale europea
FOI Famiglie di operai e impiegati Si usa per aggiornare affitti e assegni di mantenimento

La Banca centrale europea ha l’obiettivo di tenere l’inflazione dell’area euro intorno al 2% nel medio periodo: un aumento dei prezzi lento e prevedibile, che non crea problemi. Quando l’inflazione si allontana troppo dal 2%, la BCE alza o abbassa i tassi d’interesse, come spieghiamo nella guida ai tassi della banca centrale.

Gli ultimi anni in numeri

Dopo un lungo periodo di prezzi quasi fermi, l’inflazione è tornata a farsi sentire:

Anno Inflazione media in Italia (NIC)
2021 1,9%
2022 8,1%
2023 5,7%
2024 1,0%
2025 1,5%

Nel 2026 i prezzi hanno ripreso a salire per il rincaro dell’energia legato alla crisi in Medio Oriente: a settembre 2026 l’inflazione annua in Italia è arrivata al 4,2%, con i beni energetici in aumento di oltre il 22% in un anno.

Potere d’acquisto e costo della vita

Il potere d’acquisto è quello che puoi comprare con una certa somma. Con l’inflazione diminuisce: lo stipendio resta uguale sulla carta, ma ci fai meno cose.

Esempio. Sommando gli aumenti dei prezzi dal 2021 al 2025, il costo della vita in Italia è salito di circa il 19%. Chi nel 2020 spendeva 2.000 € al mese, nel 2025 avrebbe avuto bisogno di circa 2.390 € per comprare le stesse cose. Se il suo stipendio è rimasto uguale, ha perso quasi un sesto del suo potere d’acquisto.

Ricorda anche che l’inflazione ufficiale è una media. La tua inflazione personale può essere diversa: chi spende molto per l’energia o per la spesa alimentare ha sentito aumenti più forti di chi spende soprattutto per servizi e tecnologia, i cui prezzi sono saliti meno o addirittura scesi.

Interesse semplice e composto

L’interesse è il prezzo del denaro: chi presta soldi riceve un compenso, chi li prende in prestito lo paga. Quando metti i soldi su un conto deposito o compri un titolo di Stato, sei tu a prestare, e l’interesse lo ricevi.

Ci sono due modi di calcolarlo:

  • interesse semplice: si calcola sempre e solo sulla somma iniziale;
  • interesse composto: ogni volta gli interessi maturati si aggiungono al capitale, e la volta dopo producono interessi anche loro. Sono gli «interessi sugli interessi».

Esempio. 10.000 € al 4% annuo per 20 anni.

  • Con l’interesse semplice ricevi 400 € ogni anno: dopo 20 anni hai 18.000 €.
  • Con l’interesse composto il primo anno ricevi 400 €, il secondo 416 €, il terzo 432,64 € e così via: dopo 20 anni hai circa 21.911 €.

La differenza, quasi 3.900 €, è tutta fatta di interessi sugli interessi. E cresce sempre più in fretta con il passare degli anni.

La regola del 72

Per sapere in quanti anni raddoppia una somma con l’interesse composto, c’è un trucco veloce: dividi 72 per il tasso annuo.

  • al 4% servono circa 72 ÷ 4 = 18 anni;
  • al 6% circa 12 anni;
  • al 9% circa 8 anni.

La regola funziona anche con l’inflazione: con prezzi che salgono del 3% all’anno, il costo della vita raddoppia in circa 24 anni.

Valore attuale e valore futuro del denaro

Un euro oggi vale più di un euro fra cinque anni, per due motivi: l’inflazione ne riduce il potere d’acquisto e, se lo hai oggi, puoi investirlo e farlo crescere. Per confrontare somme in momenti diversi si usano due concetti:

  • il valore futuro: quanto diventerà una somma di oggi, con un certo tasso d’interesse. 8.000 € al 3% annuo diventano fra 5 anni circa 9.274 €;
  • il valore attuale: quanto vale oggi una somma che riceverai in futuro. Ricevere 10.000 € fra 5 anni, con un tasso del 3%, equivale a ricevere oggi circa 8.626 €.

Sono due facce della stessa medaglia: 8.626 € investiti oggi al 3% diventano 10.000 € fra cinque anni. Servono per confrontare offerte diverse.

Esempio. Ti propongono di pagare un corso 4.800 € subito oppure 5.000 € fra due anni. Con un tasso del 3%, i 5.000 € futuri valgono oggi circa 4.713 €: pagare fra due anni conviene un po’ di più, se nel frattempo tieni i soldi in un investimento che rende davvero il 3%. Se invece li lasceresti sul conto a zero, la differenza sparisce.

Rendimento nominale e rendimento reale

Il rendimento nominale è quello che vedi scritto: un conto deposito al 2,5%, un titolo di Stato al 3%. Il rendimento reale è quello che conta davvero, cioè quanto cresce il tuo potere d’acquisto tolta l’inflazione.

In modo approssimato: rendimento reale ≈ rendimento nominale − inflazione. Il calcolo esatto è (1 + rendimento) ÷ (1 + inflazione) − 1, ma per tassi bassi la differenza è minima.

Esempio con i dati di ottobre 2026. Un conto deposito offre il 2,5% lordo. Tolta la tassa del 26% sugli interessi restano l’1,85%. Con un’inflazione del 4,2%, il rendimento reale è di circa −2,3%: alla fine dell’anno hai più euro, ma compri meno cose di prima.

Se invece un investimento rende il 5% e l’inflazione è al 2%, il rendimento reale è di circa il 2,9%.

Questo non vuol dire che il conto deposito sia inutile: serve per tenere al sicuro la liquidità a breve termine, e un rendimento reale un po’ negativo è comunque meglio di uno molto negativo. Vuol dire che per far crescere il potere d’acquisto nel lungo periodo servono strumenti che rendano più dell’inflazione, con i rischi che comportano. Ne parleremo nella lezione sui fondamenti degli investimenti. Per la liquidità a breve termine, invece, una delle soluzioni è descritta nella guida agli ETF monetari.

Effetto del tempo sul risparmio e sugli investimenti

L’interesse composto ha bisogno di tempo. Nei primi anni la crescita sembra lenta, poi accelera. Per questo iniziare prima conta più che versare tanto.

Esempio. Investi 200 € al mese con un rendimento medio del 5% annuo.

  • Per 20 anni: versi 48.000 € e arrivi a circa 82.200 €.
  • Per 30 anni: versi 72.000 € e arrivi a circa 166.500 €.

Dieci anni in più di versamenti, cioè 24.000 € in più, valgono più di 84.000 € in più alla fine. Gli ultimi dieci anni sono quelli in cui l’interesse composto lavora di più.

Puoi provare con i tuoi numeri nel calcolatore di interesse composto. Ricorda però che i rendimenti degli investimenti non sono garantiti: il 5% dell’esempio è una media ipotetica di lungo periodo, con anni positivi e anni negativi.

Tassi d’interesse e loro influenza su prestiti e risparmi

I tassi d’interesse del mercato dipendono in buona parte dalle decisioni della banca centrale. Quando la BCE alza i tassi, come ha fatto a giugno e settembre 2026 portando il tasso sui depositi al 2,50%, succedono due cose:

  • chi risparmia ottiene tassi un po’ più alti su conti deposito, titoli di Stato nuovi e strumenti monetari;
  • chi ha un debito a tasso variabile, come molti mutui, paga di più. Su un mutuo variabile da 150.000 € in 25 anni, un rialzo di un quarto di punto aumenta la rata di circa 20 € al mese.

L’inflazione ha anche un effetto meno noto sui debiti: un debito a tasso fisso pesa sempre meno, in termini reali, se i prezzi e gli stipendi salgono. La rata resta uguale, ma vale meno potere d’acquisto. È uno dei motivi per cui, nei periodi di inflazione alta, chi ha un mutuo a tasso fisso è relativamente protetto.

Esempi: perdita e crescita del potere d’acquisto

Mettiamo tutto insieme. Hai 10.000 € e li tieni per 10 anni, con un’inflazione media del 2% all’anno. Ecco cosa succede in tre casi diversi, con rendimenti già al netto di tasse e costi:

Dove li tieni Fra 10 anni In euro di oggi
Fermi sul conto, 0% 10.000 € 8.203 €
Al pari dell’inflazione, 2% 12.190 € 10.000 €
Investiti a lungo, 5% 16.289 € 13.363 €

Lasciare i soldi fermi non è una scelta «senza rischio»: è la scelta che, con certezza, fa perdere potere d’acquisto. D’altra parte l’investimento che rende il 5% medio comporta oscillazioni e la possibilità di perdite nel breve periodo. L’equilibrio tra sicurezza e crescita è l’argomento di metà di questo corso.

In sintesi

  • L’inflazione è l’aumento medio dei prezzi; in Italia la misura l’Istat con il NIC, l’IPCA e il FOI. La BCE punta al 2%.
  • Dal 2021 al 2025 il costo della vita è salito di circa il 19%; a settembre 2026 l’inflazione annua era al 4,2%.
  • Con l’interesse composto gli interessi producono altri interessi: su periodi lunghi la differenza è enorme. La regola del 72 stima i tempi di raddoppio.
  • Valore attuale e valore futuro servono a confrontare somme in momenti diversi.
  • Conta il rendimento reale, cioè al netto dell’inflazione, e il tempo: iniziare dieci anni prima può valere più di quanto versi.

Esercizio. Apri il calcolatore di interesse composto e inserisci la cifra che riesci a mettere da parte ogni mese. Prova con 20 e con 30 anni, poi con un rendimento del 2% e del 5%. Annota quale differenza ti colpisce di più: il tempo o il rendimento?

Nella prossima lezione usiamo questi concetti per una cosa molto concreta: costruire la fotografia della tua situazione finanziaria, con entrate, uscite, patrimonio e debiti.

Domande frequenti

Cos’è l’inflazione in parole semplici?

È l’aumento generale dei prezzi nel tempo. Se l’inflazione è del 3% in un anno, quello che costava 100 € ne costa in media 103: con la stessa cifra compri un po’ meno. Per questo si dice che l’inflazione riduce il potere d’acquisto del denaro.

Come si misura l’inflazione in Italia?

La misura l’Istat ogni mese con tre indici dei prezzi al consumo: il NIC, per l’intera collettività, è quello citato di solito nei telegiornali; l’IPCA è armonizzato a livello europeo ed è quello che guarda la BCE; il FOI, per le famiglie di operai e impiegati, si usa per aggiornare affitti e assegni di mantenimento.

Che differenza c’è tra interesse semplice e composto?

Con l’interesse semplice gli interessi si calcolano sempre sulla somma iniziale. Con l’interesse composto si calcolano anche sugli interessi già maturati, che si sommano al capitale. Su periodi lunghi la differenza è enorme: 10.000 € al 4% per 20 anni diventano 18.000 € con l’interesse semplice e quasi 21.900 € con quello composto.

Cos’è il rendimento reale?

È il rendimento al netto dell’inflazione, cioè quanto cresce davvero il tuo potere d’acquisto. Si calcola in modo approssimato togliendo l’inflazione dal rendimento: un investimento che rende il 3% con un’inflazione del 4,2% ha un rendimento reale di circa −1,2%.

Cos’è la regola del 72?

È un modo veloce per stimare in quanti anni raddoppia una somma: si divide 72 per il tasso annuo. Al 4% servono circa 18 anni, al 6% circa 12. Funziona anche al contrario per l’inflazione: con prezzi che salgono del 3% l’anno, il costo della vita raddoppia in circa 24 anni.

Questo contenuto ha scopo divulgativo e non è una consulenza finanziaria personalizzata. Prima di prendere decisioni valuta la tua situazione e, se serve, rivolgiti a un consulente abilitato.