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Quanto costa davvero un ETF: TER, tracking difference e costi nascosti

Due ETF sullo stesso indice possono costare uguale sulla carta e rendere in modo diverso. Il motivo è che il TER è solo una parte del costo. Vediamo tutte le voci che pesano sul rendimento, come si misura la tracking difference e quanto possono costare le commissioni in un piano di accumulo.

di Valentino RoccoPubblicato il 5 min di lettura

In questa pagina
  1. Il TER: il costo dichiarato
  2. La tracking difference: il costo reale del fondo
  3. I costi che paghi al broker
  4. Bollo e tasse: uguali per tutti, ma vanno messi nel conto
  5. Il costo totale, in una riga
  6. In sintesi

Quando si sceglie un ETF il primo numero che si guarda è il TER: 0,07%, 0,12%, 0,20%. È utile, ma racconta solo una parte della storia. Il costo che conta davvero è la differenza tra quanto rende l’indice e quanto resta a te, e quella dipende da molte altre voci.

Vediamo quali sono, come si misurano e quali puoi controllare tu.

Il TER: il costo dichiarato

Il TER (total expense ratio) è il costo annuo del fondo: gestione, amministrazione, custodia, licenza dell’indice. Non lo paghi con un addebito: viene tolto un pezzetto alla volta, ogni giorno, dal valore dell’ETF. Nel KID, il documento con le informazioni chiave, lo trovi tra i costi di gestione (nelle schede di alcuni emittenti si chiama ancora «spese correnti»).

Il TER però non comprende diverse voci:

  • i costi di transazione interni, quando il fondo compra e vende titoli per seguire l’indice (nel KID sono indicati a parte);
  • il costo dello swap, per gli ETF a replica sintetica;
  • le ritenute fiscali sui dividendi esteri subite dal fondo;
  • i ricavi, che invece abbassano il costo, come quelli del prestito titoli.

La tracking difference: il costo reale del fondo

La tracking difference è la differenza tra il rendimento dell’ETF e quello del suo indice in un certo periodo. Mette insieme tutte le voci di prima, nel bene e nel male.

Esempio. In un anno l’indice ha reso il 10,00% e l’ETF il 9,85%: la tracking difference è −0,15%. Se il TER dell’ETF era dello 0,20%, vuol dire che qualcosa, per esempio il prestito titoli, ha recuperato lo 0,05%.

Per confrontare due ETF sullo stesso indice:

  1. prendi i rendimenti annuali dell’ETF e dell’indice dalla scheda del prodotto o dalla relazione annuale;
  2. calcola la differenza anno per anno, per almeno 3–5 anni;
  3. guarda la media e la regolarità: un ETF che ogni anno sta a −0,10% è più prevedibile di uno che alterna +0,20% e −0,50%.

Quella regolarità si chiama tracking error: non è un costo, ma dice quanto l’ETF è affidabile nel seguire l’indice.

TER più basso non vuol dire più conveniente

Esempio. Due ETF sullo stesso indice, 10.000 € investiti per 10 anni con l’indice che rende il 6% l’anno. Commissione di 5 € in acquisto e in vendita e uno spread dello 0,10%.

  • ETF A: TER 0,20%, tracking difference −0,12% → alla vendita ti restano circa 17.675 €.
  • ETF B: TER 0,07%, tracking difference −0,25% → ti restano circa 17.459 €.

Con l’indice puro avresti avuto 17.908 €. L’ETF con il TER più basso ti costa il doppio: 449 € contro 233 €.

I costi che paghi al broker

Oltre ai costi del fondo ci sono quelli dell’operazione, che dipendono da te e dal tuo intermediario.

Le commissioni. Ogni acquisto e ogni vendita possono costare una cifra fissa, una percentuale o niente, a seconda del broker e del piano. Su cifre piccole pesano tantissimo.

Esempio con un PAC. Investi 100 € al mese per 10 anni con un rendimento del 6% annuo.

  • Senza commissioni arrivi a circa 16.390 €.
  • Con 2 € di commissione a ogni acquisto, che sono il 2% di ogni versamento, arrivi a circa 16.060 €: 330 € in meno.

Con versamenti piccoli conviene un broker o un piano di accumulo senza commissioni d’acquisto, oppure versare meno spesso cifre più grandi. Puoi provare l’effetto con il simulatore di PAC.

Lo spread denaro-lettera. In borsa c’è sempre un prezzo a cui puoi comprare (lettera) e uno, un po’ più basso, a cui puoi vendere (denaro). La differenza è un costo che paghi ogni volta. Sugli ETF grandi e molto scambiati è spesso sotto lo 0,05%; su quelli piccoli o di nicchia può superare lo 0,5%. Per ridurlo compra quando il mercato del sottostante è aperto ed evita i primi minuti dopo l’apertura.

Il cambio valuta. Se compri un ETF quotato in dollari o in sterline, il broker converte i tuoi euro e spesso applica un margine sul cambio. Quasi tutti gli ETF più diffusi sono quotati anche in euro, su Borsa Italiana o su Xetra: conviene scegliere quella quotazione. Attenzione, comprare in euro non elimina il rischio di cambio di un ETF che investe in azioni americane, elimina solo il costo della conversione.

Bollo e tasse: uguali per tutti, ma vanno messi nel conto

L’imposta di bollo si paga ogni anno sullo 0,2% del valore di tutto il dossier titoli, ETF compresi. Non dipende dall’ETF scelto, ma pesa: su 10.000 € che crescono al 6% l’anno, in 10 anni il bollo vale circa 277 €.

Le tasse si pagano sul guadagno, di solito al 26%, quando vendi o quando l’ETF distribuisce dividendi. Le regole sono nella guida alla tassazione degli ETF e la scelta tra dividendi e accumulo è spiegata in ETF a distribuzione o ad accumulo.

La Tobin tax, raddoppiata dal 2026 allo 0,2% per gli acquisti di azioni italiane in borsa, non si applica agli ETF.

Il costo totale, in una riga

Per avere un’idea completa somma, ogni anno:

  • la tracking difference media dell’ETF;
  • le commissioni e lo spread che paghi, divisi per gli anni in cui tieni l’investimento;
  • l’imposta di bollo, uguale per tutti;
  • le tasse, che dipendono da quanto guadagni e da quando vendi.

Il tuo intermediario deve inviarti ogni anno un rendiconto dei costi e degli oneri sostenuti, come prevede la normativa europea MiFID II: è un buon punto di partenza per fare i conti con i tuoi numeri.

In sintesi

  • Il TER è solo il costo dichiarato del fondo; la tracking difference misura il costo reale.
  • Tra due ETF sullo stesso indice vince quello con la tracking difference migliore e più regolare, non per forza quello con il TER più basso.
  • Commissioni e spread dipendono da te: con un PAC piccolo una commissione fissa può valere il 2% di ogni versamento.
  • Bollo e tasse non cambiano tra un ETF e l’altro, ma vanno sempre messi nel conto.

Domande frequenti

Cos’è il TER di un ETF?

È il costo annuo totale del fondo, espresso in percentuale del patrimonio: comprende gestione, amministrazione e custodia. Non viene addebitato a parte, ma tolto ogni giorno dal valore dell’ETF. Nel KID compare tra i costi di gestione.

Che differenza c’è tra tracking difference e tracking error?

La tracking difference è quanto l’ETF ha reso in meno, o in più, del suo indice in un periodo, per esempio un anno. Il tracking error misura invece quanto quella differenza oscilla nel tempo: dice quanto l’ETF è regolare nel seguire l’indice.

Un ETF con TER più basso è sempre più conveniente?

No. Conta il risultato finale, cioè la tracking difference: un ETF con TER dello 0,20% può rendere più di uno allo 0,07% se ha costi interni più bassi o ricavi dal prestito titoli. Conviene confrontare la tracking difference degli ultimi 3–5 anni.

Quali costi pago oltre al TER?

Le commissioni del broker a ogni acquisto e vendita, lo spread denaro-lettera, l’eventuale cambio valuta se compri un ETF quotato in un’altra moneta, l’imposta di bollo dello 0,2% l’anno sul dossier titoli e le tasse sul guadagno.

La Tobin tax si paga sugli ETF?

No. L’imposta sulle transazioni finanziarie, raddoppiata dal 2026 allo 0,2% per le azioni di società italiane comprate su mercati regolamentati, non si applica alle quote di fondi ed ETF.

Questo contenuto ha scopo divulgativo e non è una consulenza finanziaria personalizzata. Prima di prendere decisioni valuta la tua situazione e, se serve, rivolgiti a un consulente abilitato.

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