Quanto costa davvero un ETF: TER, tracking difference e costi nascosti
Due ETF sullo stesso indice possono costare uguale sulla carta e rendere in modo diverso. Il motivo è che il TER è solo una parte del costo. Vediamo tutte le voci che pesano sul rendimento, come si misura la tracking difference e quanto possono costare le commissioni in un piano di accumulo.
di Valentino RoccoPubblicato il 5 min di lettura
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Quando si sceglie un ETF il primo numero che si guarda è il TER: 0,07%, 0,12%, 0,20%. È utile, ma racconta solo una parte della storia. Il costo che conta davvero è la differenza tra quanto rende l’indice e quanto resta a te, e quella dipende da molte altre voci.
Vediamo quali sono, come si misurano e quali puoi controllare tu.
Il TER: il costo dichiarato
Il TER (total expense ratio) è il costo annuo del fondo: gestione, amministrazione, custodia, licenza dell’indice. Non lo paghi con un addebito: viene tolto un pezzetto alla volta, ogni giorno, dal valore dell’ETF. Nel KID, il documento con le informazioni chiave, lo trovi tra i costi di gestione (nelle schede di alcuni emittenti si chiama ancora «spese correnti»).
Il TER però non comprende diverse voci:
- i costi di transazione interni, quando il fondo compra e vende titoli per seguire l’indice (nel KID sono indicati a parte);
- il costo dello swap, per gli ETF a replica sintetica;
- le ritenute fiscali sui dividendi esteri subite dal fondo;
- i ricavi, che invece abbassano il costo, come quelli del prestito titoli.
La tracking difference: il costo reale del fondo
La tracking difference è la differenza tra il rendimento dell’ETF e quello del suo indice in un certo periodo. Mette insieme tutte le voci di prima, nel bene e nel male.
Esempio. In un anno l’indice ha reso il 10,00% e l’ETF il 9,85%: la tracking difference è −0,15%. Se il TER dell’ETF era dello 0,20%, vuol dire che qualcosa, per esempio il prestito titoli, ha recuperato lo 0,05%.
Per confrontare due ETF sullo stesso indice:
- prendi i rendimenti annuali dell’ETF e dell’indice dalla scheda del prodotto o dalla relazione annuale;
- calcola la differenza anno per anno, per almeno 3–5 anni;
- guarda la media e la regolarità: un ETF che ogni anno sta a −0,10% è più prevedibile di uno che alterna +0,20% e −0,50%.
Quella regolarità si chiama tracking error: non è un costo, ma dice quanto l’ETF è affidabile nel seguire l’indice.
TER più basso non vuol dire più conveniente
Esempio. Due ETF sullo stesso indice, 10.000 € investiti per 10 anni con l’indice che rende il 6% l’anno. Commissione di 5 € in acquisto e in vendita e uno spread dello 0,10%.
- ETF A: TER 0,20%, tracking difference −0,12% → alla vendita ti restano circa 17.675 €.
- ETF B: TER 0,07%, tracking difference −0,25% → ti restano circa 17.459 €.
Con l’indice puro avresti avuto 17.908 €. L’ETF con il TER più basso ti costa il doppio: 449 € contro 233 €.
I costi che paghi al broker
Oltre ai costi del fondo ci sono quelli dell’operazione, che dipendono da te e dal tuo intermediario.
Le commissioni. Ogni acquisto e ogni vendita possono costare una cifra fissa, una percentuale o niente, a seconda del broker e del piano. Su cifre piccole pesano tantissimo.
Esempio con un PAC. Investi 100 € al mese per 10 anni con un rendimento del 6% annuo.
- Senza commissioni arrivi a circa 16.390 €.
- Con 2 € di commissione a ogni acquisto, che sono il 2% di ogni versamento, arrivi a circa 16.060 €: 330 € in meno.
Con versamenti piccoli conviene un broker o un piano di accumulo senza commissioni d’acquisto, oppure versare meno spesso cifre più grandi. Puoi provare l’effetto con il simulatore di PAC.
Lo spread denaro-lettera. In borsa c’è sempre un prezzo a cui puoi comprare (lettera) e uno, un po’ più basso, a cui puoi vendere (denaro). La differenza è un costo che paghi ogni volta. Sugli ETF grandi e molto scambiati è spesso sotto lo 0,05%; su quelli piccoli o di nicchia può superare lo 0,5%. Per ridurlo compra quando il mercato del sottostante è aperto ed evita i primi minuti dopo l’apertura.
Il cambio valuta. Se compri un ETF quotato in dollari o in sterline, il broker converte i tuoi euro e spesso applica un margine sul cambio. Quasi tutti gli ETF più diffusi sono quotati anche in euro, su Borsa Italiana o su Xetra: conviene scegliere quella quotazione. Attenzione, comprare in euro non elimina il rischio di cambio di un ETF che investe in azioni americane, elimina solo il costo della conversione.
Bollo e tasse: uguali per tutti, ma vanno messi nel conto
L’imposta di bollo si paga ogni anno sullo 0,2% del valore di tutto il dossier titoli, ETF compresi. Non dipende dall’ETF scelto, ma pesa: su 10.000 € che crescono al 6% l’anno, in 10 anni il bollo vale circa 277 €.
Le tasse si pagano sul guadagno, di solito al 26%, quando vendi o quando l’ETF distribuisce dividendi. Le regole sono nella guida alla tassazione degli ETF e la scelta tra dividendi e accumulo è spiegata in ETF a distribuzione o ad accumulo.
La Tobin tax, raddoppiata dal 2026 allo 0,2% per gli acquisti di azioni italiane in borsa, non si applica agli ETF.
Il costo totale, in una riga
Per avere un’idea completa somma, ogni anno:
- la tracking difference media dell’ETF;
- le commissioni e lo spread che paghi, divisi per gli anni in cui tieni l’investimento;
- l’imposta di bollo, uguale per tutti;
- le tasse, che dipendono da quanto guadagni e da quando vendi.
Il tuo intermediario deve inviarti ogni anno un rendiconto dei costi e degli oneri sostenuti, come prevede la normativa europea MiFID II: è un buon punto di partenza per fare i conti con i tuoi numeri.
In sintesi
- Il TER è solo il costo dichiarato del fondo; la tracking difference misura il costo reale.
- Tra due ETF sullo stesso indice vince quello con la tracking difference migliore e più regolare, non per forza quello con il TER più basso.
- Commissioni e spread dipendono da te: con un PAC piccolo una commissione fissa può valere il 2% di ogni versamento.
- Bollo e tasse non cambiano tra un ETF e l’altro, ma vanno sempre messi nel conto.
Domande frequenti
Cos’è il TER di un ETF?
È il costo annuo totale del fondo, espresso in percentuale del patrimonio: comprende gestione, amministrazione e custodia. Non viene addebitato a parte, ma tolto ogni giorno dal valore dell’ETF. Nel KID compare tra i costi di gestione.
Che differenza c’è tra tracking difference e tracking error?
La tracking difference è quanto l’ETF ha reso in meno, o in più, del suo indice in un periodo, per esempio un anno. Il tracking error misura invece quanto quella differenza oscilla nel tempo: dice quanto l’ETF è regolare nel seguire l’indice.
Un ETF con TER più basso è sempre più conveniente?
No. Conta il risultato finale, cioè la tracking difference: un ETF con TER dello 0,20% può rendere più di uno allo 0,07% se ha costi interni più bassi o ricavi dal prestito titoli. Conviene confrontare la tracking difference degli ultimi 3–5 anni.
Quali costi pago oltre al TER?
Le commissioni del broker a ogni acquisto e vendita, lo spread denaro-lettera, l’eventuale cambio valuta se compri un ETF quotato in un’altra moneta, l’imposta di bollo dello 0,2% l’anno sul dossier titoli e le tasse sul guadagno.
La Tobin tax si paga sugli ETF?
No. L’imposta sulle transazioni finanziarie, raddoppiata dal 2026 allo 0,2% per le azioni di società italiane comprate su mercati regolamentati, non si applica alle quote di fondi ed ETF.
Questo contenuto ha scopo divulgativo e non è una consulenza finanziaria personalizzata. Prima di prendere decisioni valuta la tua situazione e, se serve, rivolgiti a un consulente abilitato.
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