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Tasse della partita IVA 2026: forfettario e ordinario a confronto

Inserisci fatturato, tipo di attività e gestione previdenziale: vedi quanto paghi di imposte e contributi nel regime forfettario, quanto ti resta in tasca e come andrebbe con il regime ordinario.

Parametri aggiornati al

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La tua attività

Imposta sostitutiva del forfettario

Previdenza

Addizionali (regime ordinario)
Netto annuo nel forfettario24.406 €2.034 € al mese · 4.039 € in più rispetto all’ordinario
Imposta sostitutiva3.460 €
Contributi8.134 €
Tasse e contributi29,0%sul fatturato

Dove va il fatturato nel forfettario

Forfettario e ordinario a confronto

VoceForfettarioOrdinario
Fatturato40.000 €40.000 €
Reddito31.200 €36.000 €
Contributi previdenziali8.134 €9.385 €
Reddito imponibile23.066 €26.615 €
Imposte3.460 €6.248 €
Costi dell’attività4.000 €4.000 €
Netto annuo24.406 €20.367 €
Netto mensile2.034 €1.697 €
Tasse e contributi sul fatturato29,0%39,1%

Nell’ordinario l’imposta comprende IRPEF (al netto della detrazione per lavoro autonomo) e addizionali; l’IVA non è considerata perché, per chi la applica, si incassa dal cliente e si versa allo Stato.

I calcoli avvengono nel tuo browser: i numeri che inserisci non vengono inviati né salvati.

Come funziona il regime forfettario

Nel forfettario il reddito non si calcola togliendo le spese reali: al fatturato incassato si applica un coefficiente di redditività fisso, diverso per ogni tipo di attività: 78% per le professioni, 40% per il commercio, 86% per costruzioni e attività immobiliari, e così via. Dal reddito si tolgono i contributi versati e sul resto si paga un’imposta sostitutiva unica del 15%, che sostituisce IRPEF e addizionali. Per i primi cinque anni di una nuova attività, se si rispettano i requisiti, l’imposta scende al 5%.

imposta = (fatturato × coefficiente − contributi) × 15%

Esempio. Una consulente iscritta alla Gestione separata fattura 40.000 € e ha 4.000 € di costi. Il reddito forfettario è 31.200 €; i contributi sono 8.134 € e l’imposta 3.460 €. Le restano 24.406 € l’anno, contro 20.367 € con il regime ordinario.

Quanto resta netto, fatturato per fatturato

Professionista nella Gestione separata, coefficiente 78%, imposta al 15%, costi reali pari al 10% del fatturato.

FatturatoContributiImpostaNetto forfettarioNetto ordinario
20.000 €4.067 €1.730 €12.203 €10.960 €
30.000 €6.100 €2.595 €18.305 €15.638 €
40.000 €8.134 €3.460 €24.406 €20.367 €
60.000 €12.201 €5.190 €36.609 €28.767 €
80.000 €16.268 €6.920 €48.812 €36.794 €

I contributi previdenziali nel 2026

  • Gestione separata INPS, per i professionisti senza cassa: 26,07% del reddito, fino al massimale di 122.295 €.
  • Artigiani e commercianti: un contributo fisso sul reddito minimale di 18.808 €(4.521,36 € per gli artigiani, 4.611,64 € per i commercianti), dovuto anche se guadagni meno, più il 24% (24,48% per i commercianti) sul reddito che supera il minimale, con un punto in più oltre 56.224 €. Nel forfettario si può chiedere la riduzione del 35%, che però riduce anche i contributi accreditati per la pensione.
  • Casse professionali (avvocati, ingegneri, commercialisti…): ogni cassa ha aliquote, minimi e contributo integrativo propri. Inserisci l’aliquota del contributo soggettivo della tua cassa.

Forfettario o ordinario: quando cambia la risposta

Il forfettario conviene quasi sempre a chi ha pochi costi, perché il coefficiente riconosce spese forfettarie più alte di quelle reali e l’imposta al 15% è più bassa delle aliquote IRPEF. Il vantaggio si riduce quando i costi veri sono alti rispetto al coefficiente.

Esempio. Un commerciante fattura 60.000 € con 30.000 € di costi (coefficiente 40%). Nel forfettario gli restano 21.400 €, nell’ordinario 17.548 €: la differenza è di 3.851 € a favore del forfettario.

Chi può usare il forfettario

  • Chi l’anno prima ha avuto ricavi o compensi fino a 85.000 €.
  • Chi ha speso al massimo 20.000 € lordi per lavoratori dipendenti e collaboratori.
  • Chi l’anno prima non ha avuto redditi da lavoro dipendente o pensione oltre 35.000 € (soglia confermata per il 2026), salvo che il rapporto di lavoro sia cessato.
  • Chi non partecipa a società di persone o associazioni professionali e non controlla SRL con attività riconducibili alla propria, e chi non lavora prevalentemente per il datore di lavoro attuale o degli ultimi due anni.

Cosa lo strumento non considera

  • Acconti e saldi: imposte e contributi si pagano in parte in anticipo; il calcolo mostra il totale dell’anno.
  • Il contributo integrativo e i minimi delle casse professionali.
  • Le detrazioni personali (familiari, spese mediche, mutuo) e gli altri redditi, che nel regime ordinario possono abbassare l’imposta.
  • IRAP, imposta di bollo sulle fatture e diritto camerale.
  • Le gestioni INPS diverse, come quelle con aliquota ridotta per chi è già iscritto a un’altra forma di previdenza obbligatoria.

Fonti

  • Legge 23 dicembre 2014, n. 190, art. 1, commi 54–89, e allegato 4: regime forfettario e coefficienti di redditività
  • Testo unico delle imposte sui redditi (DPR 917/1986), artt. 11 e 13: IRPEF e detrazione per lavoro autonomo
  • Circolare INPS n. 14 del 9 febbraio 2026: contributi di artigiani e commercianti
  • Circolare INPS 2026 sulle aliquote e i limiti della Gestione separata

Domande frequenti

Come si calcolano le tasse nel regime forfettario?

Si moltiplica il fatturato incassato per il coefficiente di redditività della tua attività, si tolgono i contributi previdenziali versati e sul risultato si applica un’imposta sostitutiva del 15%, o del 5% per i primi cinque anni di una nuova attività. Le spese reali non contano: le considera già il coefficiente.

Quanto si paga di contributi INPS con la partita IVA?

Dipende dalla gestione. I professionisti senza cassa versano alla Gestione separata il 26,07% del reddito. Artigiani e commercianti pagano un contributo fisso sul reddito minimo (circa 4.500 € l’anno nel 2026) più il 24% o il 24,48% sulla parte che lo supera; nel forfettario possono chiedere la riduzione del 35%. Chi è iscritto a un ordine versa alla propria cassa con le sue regole.

Conviene il forfettario o il regime ordinario?

Nella maggior parte dei casi, sotto gli 85.000 € di fatturato, il forfettario fa pagare meno imposte ed è più semplice. Può convenire l’ordinario quando i costi reali sono molto più alti di quelli riconosciuti dal coefficiente, o quando ci sono molte detrazioni personali da sfruttare. Lo strumento mette i due regimi uno accanto all’altro.

Cosa succede se supero 85.000 € di fatturato?

Se superi 85.000 € esci dal forfettario dall’anno successivo. Se superi 100.000 € l’uscita è immediata: dall’anno stesso si applicano IVA e regole dell’ordinario, a partire dalle operazioni che fanno superare la soglia.

Chi può avere la tassazione al 5%?

Chi apre una nuova attività e nei tre anni precedenti non ha esercitato attività artistica, professionale o d’impresa, non prosegue un’attività svolta prima come dipendente o collaboratore (salvo la pratica obbligatoria) e, se rileva un’attività altrui, questa rispettava i limiti del regime. L’aliquota ridotta vale per l’anno di inizio e i quattro successivi.

Questo contenuto ha scopo divulgativo e non è una consulenza finanziaria personalizzata. Prima di prendere decisioni valuta la tua situazione e, se serve, rivolgiti a un consulente abilitato.

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