ETF covered call: cosa sono, come funzionano e quanto rendono davvero
Gli ETF covered call promettono distribuzioni del 10% l’anno e più, pagate ogni mese. Il segreto è la vendita di opzioni call sull’indice: un incasso sicuro oggi in cambio di una parte dei rialzi futuri. Vediamo con i numeri come funzionano, quando vanno bene, quando restano indietro e come sono tassati in Italia.
di Valentino RoccoPubblicato il 8 min di lettura
In questa pagina
Un ETF azionario che paga ogni mese una distribuzione del 10% l’anno o più: detto così sembra troppo bello per essere vero. Gli ETF covered call esistono davvero e sono tra i più cercati da chi vuole una rendita dai propri investimenti. Il loro segreto non è magico: incassano oggi un premio in cambio di una parte dei guadagni futuri.
Vediamo cos’è una covered call, come la usano questi ETF, un esempio con i numeri, quando rendono più e quando meno di un ETF classico e come sono tassati in Italia.
Cos’è una covered call
Una opzione call è un contratto che dà a chi la compra il diritto di acquistare un titolo a un prezzo fissato, lo strike, entro una certa data. Chi la vende incassa subito un premio e in cambio si impegna a cedere il titolo a quel prezzo, se il compratore lo chiede.
Una covered call (in italiano call coperta) consiste nel possedere un titolo e vendere una call proprio su quel titolo. È «coperta» perché, se l’opzione viene esercitata, hai già le azioni da consegnare. Il risultato:
- incassi subito il premio, qualunque cosa succeda;
- se il prezzo resta sotto lo strike, l’opzione scade senza valore e tieni sia il premio sia le azioni;
- se il prezzo sale oltre lo strike, il tuo guadagno si ferma lì: tutto quello che c’è sopra va a chi ha comprato l’opzione.
In pratica vendi una parte dei rialzi futuri in cambio di un incasso sicuro oggi. Per capire come si forma il prezzo di un’opzione puoi provare il nostro calcolatore di opzioni.
Come funziona un ETF covered call
L’ETF possiede le azioni di un indice, di solito il Nasdaq 100, l’S&P 500 o l’MSCI World, e ogni mese vende opzioni call su quell’indice con scadenza a un mese. Il premio incassato viene in gran parte distribuito agli investitori, di solito mensilmente.
Le differenze tra un prodotto e l’altro stanno in due scelte:
- lo strike: alcuni vendono opzioni at the money, cioè con lo strike uguale al valore attuale dell’indice, e incassano premi alti rinunciando a quasi tutti i rialzi; altri le vendono un po’ sopra, out of the money, con premi più bassi ma più spazio per salire;
- quanta parte del portafoglio è coperta: alcuni vendono opzioni su tutto il portafoglio, altri solo su una parte, per esempio la metà, lasciando più spazio ai rialzi.
Il premio dipende soprattutto dalla volatilità: quando i mercati sono agitati le opzioni costano di più e l’ETF incassa di più.
Un mese con i numeri
L’indice vale 100. L’ETF vende una call a un mese con strike 102, cioè il 2% sopra il valore attuale. Con una volatilità del 16%, tassi al 3,5% e dividendi dello 0,7%, il prezzo teorico dell’opzione secondo il modello di Black-Scholes, lo stesso del nostro calcolatore, è di circa 1,10: l’ETF incassa l’1,1% del suo valore.
| Valore dell’indice a fine mese | ETF classico | ETF covered call |
|---|---|---|
| 90 | −10,0% | −8,9% |
| 96 | −4,0% | −2,9% |
| 100 | 0,0% | +1,1% |
| 101 | +1,0% | +2,1% |
| 102 | +2,0% | +3,1% |
| 104 | +4,0% | +3,1% |
| 108 | +8,0% | +3,1% |
La tabella mostra tutta la strategia: l’ETF covered call va meglio di quello classico finché l’indice resta sotto il 103,1, cioè lo strike più il premio. Oltre, il guadagno è bloccato al 3,1%, anche se l’indice sale dell’8%. Nei cali il premio attutisce solo un po’: con un −10% si perde comunque l’8,9%.
Il punto debole: le riprese dopo i cali
Il problema più serio emerge quando un forte calo è seguito da una ripresa, cosa che in borsa capita spesso.
Esempio su due mesi. Con gli stessi numeri di prima:
- primo mese: l’indice scende da 100 a 90. L’ETF classico vale 90, quello covered call 91,10 grazie al premio;
- secondo mese: l’indice risale da 90 a 100, un rialzo dell’11%. L’ETF classico torna a 100. Quello covered call aveva venduto una call con strike del 2% sopra il valore di inizio mese: guadagna il 2% più il nuovo premio dell’1,1% e arriva a circa 93,91.
Risultato: l’indice è tornato al punto di partenza, l’ETF covered call ha ancora più del 6% di perdita.
I cali si subiscono quasi per intero, le riprese solo in parte. Ripetuto negli anni, questo meccanismo spiega perché nelle fasi di forte rialzo gli ETF covered call restano spesso molto indietro rispetto all’indice da cui partono.
Quando funzionano meglio e quando peggio
| Mercato | ETF covered call rispetto all’ETF classico |
|---|---|
| Laterale, che si muove poco | Meglio: il premio è tutto guadagno |
| In lieve calo | Meglio: il premio compensa in parte |
| In crescita moderata e regolare | Simile, a seconda dello strike |
| In forte rialzo | Peggio: i guadagni sono limitati |
| Crollo seguito da ripresa | Molto peggio: perde quasi tutto il calo e recupera solo in parte |
Anche la volatilità alta, che sembra un vantaggio perché alza i premi, va guardata con attenzione: spesso arriva proprio insieme ai cali.
Il «rendimento» del 10% non è un interesse
Le distribuzioni di questi ETF sono alte, spesso intorno al 10% l’anno e a volte di più. Ma non sono un interesse come quello di un conto deposito o una cedola di un BTP:
- vengono dai premi delle opzioni, che cambiano ogni mese e non sono garantiti;
- sono pagate rinunciando ai rialzi: una distribuzione alta non significa un guadagno alto;
- se l’ETF distribuisce più di quanto guadagna, il prezzo della quota scende nel tempo e stai, in parte, ricevendo indietro il tuo stesso capitale.
L’unico numero che conta è il rendimento totale: distribuzioni più variazione del prezzo. Prima di comprare, confrontalo nella scheda dell’emittente con quello di un ETF classico sullo stesso indice, sugli stessi anni.
Costi e altri rischi
- Costi: il TER è di solito più alto di quello di un ETF classico sullo stesso indice, e la vendita mensile delle opzioni ha costi di negoziazione che non compaiono nel TER. Come leggere il costo vero di un ETF lo spieghiamo nella guida al costo effettivo degli ETF.
- Concentrazione: molti covered call sono sul Nasdaq 100, un indice concentrato su poche grandi società tecnologiche americane.
- Cambio: gli indici americani sono in dollari; se il dollaro si indebolisce contro l’euro, perdi anche sul cambio, a meno che l’ETF non abbia una classe con copertura valutaria.
- Nessuna protezione del capitale: in un crollo si perde quasi quanto l’indice.
Le tasse in Italia
Gli ETF covered call armonizzati sono tassati come gli altri ETF:
- le distribuzioni pagano il 26% subito, a ogni pagamento;
- il guadagno di prezzo paga il 26% quando vendi;
- se vendi in perdita, la minusvalenza è un reddito diverso: non si può usare contro le distribuzioni o i guadagni di altri ETF, ma solo contro guadagni su azioni, obbligazioni, ETC o certificati, entro quattro anni.
Esempio. Investi 10.000 € e in un anno ricevi distribuzioni del 10%: 1.000 € lordi, su cui paghi 260 € di tasse. Intanto la quota è scesa del 6% e vendi a 9.400 €. In tutto hai guadagnato 400 € prima delle tasse, ma ne restano solo 140 €: hai pagato le tasse come se avessi guadagnato 1.000 €. La perdita di 600 € resta una minusvalenza che potrai recuperare solo se avrai guadagni del tipo giusto entro quattro anni.
Questa combinazione, distribuzioni tassate subito e perdite difficili da recuperare, rende gli ETF covered call a distribuzione poco efficienti dal punto di vista fiscale. Alcuni esistono anche in versione ad accumulo, che rinvia le tasse alla vendita: le differenze sono spiegate in ETF a distribuzione o ad accumulo, le regole complete nella guida alla tassazione degli ETF.
A chi possono servire
- A chi vuole un’entrata periodica dai propri investimenti, per esempio in pensione, ed è disposto a rinunciare a una parte dei rialzi.
- A chi pensa che il mercato si muoverà poco per un certo periodo, sapendo che è una previsione e può sbagliare.
Non sono invece un sostituto di un ETF azionario classico per chi vuole far crescere il capitale nel lungo periodo: la storia dei mercati è fatta di rialzi che, nel tempo, superano i ribassi, ed è proprio la parte a cui un ETF covered call rinuncia.
In sintesi
- Un ETF covered call possiede le azioni di un indice e ogni mese vende opzioni call, distribuendo il premio incassato.
- Rende meglio di un ETF classico nei mercati laterali o in lieve calo, peggio nei forti rialzi e nelle riprese dopo un crollo.
- La distribuzione del 10% non è un interesse: conta il rendimento totale, e il prezzo della quota può scendere nel tempo.
- In Italia le distribuzioni pagano il 26% subito e le perdite di prezzo non si compensano con i proventi degli ETF.
- Possono servire per una rendita, non per far crescere il capitale nel lungo periodo.
Domande frequenti
Cosa sono gli ETF covered call?
Sono ETF che possiedono le azioni di un indice, per esempio il Nasdaq 100 o l’S&P 500, e ogni mese vendono opzioni call su quell’indice. Il premio incassato con la vendita delle opzioni viene distribuito agli investitori, di solito ogni mese.
Il rendimento del 10% degli ETF covered call è garantito?
No. Le distribuzioni dipendono dai premi incassati, che cambiano ogni mese con la volatilità del mercato, e il prezzo dell’ETF può scendere. Quello che conta è il rendimento totale, cioè distribuzioni più variazione del prezzo, non la sola cedola.
Gli ETF covered call proteggono dai ribassi?
Solo in piccola parte: il premio incassato compensa un calo di pochi punti percentuali. In un crollo l’ETF perde quasi quanto l’indice, e nella ripresa successiva recupera più lentamente, perché i rialzi sono limitati dalle opzioni vendute.
Come sono tassati gli ETF covered call in Italia?
Come gli altri ETF armonizzati: le distribuzioni sono tassate al 26% quando vengono pagate e il guadagno di prezzo al 26% quando vendi. Se invece vendi in perdita, la minusvalenza non si può usare contro le distribuzioni degli ETF, ma solo contro altri guadagni come quelli su azioni o certificati.
Quando conviene un ETF covered call?
Rende meglio di un ETF classico quando il mercato si muove poco o scende leggermente, e peggio quando sale molto o riparte dopo un forte calo. Può avere senso per chi vuole un’entrata periodica e accetta di rinunciare a una parte dei rialzi; non è un sostituto di un ETF azionario per far crescere il capitale nel lungo periodo.
Questo contenuto ha scopo divulgativo e non è una consulenza finanziaria personalizzata. Prima di prendere decisioni valuta la tua situazione e, se serve, rivolgiti a un consulente abilitato.
Continua a leggere
- InvestimentiETF a distribuzione o ad accumulo: quale conviene?Lo stesso ETF spesso esiste in due versioni: una ti paga i dividendi, l’altra li reinveste. Sembra una differenza da poco, ma in Italia cambia il momento in cui paghi le tasse, e dopo vent’anni la differenza si vede. Vediamo come funzionano, un esempio con i numeri e come scegliere.16 ottobre 2026
- InvestimentiBond laddering: come costruire una scala di obbligazioniUna scala di obbligazioni distribuisce i soldi su titoli che scadono in anni diversi: ogni anno un gradino ti restituisce il capitale e tu scegli se spenderlo o reinvestirlo. Vediamo come funziona, un esempio completo con i numeri, le tasse e quando conviene rispetto a un ETF obbligazionario.20 ottobre 2026
- InvestimentiETF chiuso o fuso con un altro: cosa succede ai tuoi soldiRicevi dal broker un avviso: il tuo ETF verrà liquidato, oppure fuso con un altro. Niente panico, i soldi non spariscono. Vediamo perché succede, cosa accade passo per passo nei due casi, come vengono tassati e come scegliere ETF che difficilmente chiuderanno.20 ottobre 2026